Il tiepido Eros dei “Buoni Sentimenti”

8 Set

diecistanzeLe Dieci Stanze: Oxè Awards 2016, I migliori racconti erotici – AAVV – Damster – dove l’Eros si fa parola.

Tra pochi giorni si terrà la decima edizione degli Oxè Awards, la kermesse nella quale si premiano “i migliori racconti erotici dell’anno”. Da qualche edizione in qua la rassegna è ospite di Un Po di Eros, festival dell’erotismo che si tiene a Zibello, nella bassa parmense, nella seconda metà di settembre.
Come ogni anno, i racconti finalisti (quest’anno sono venti), sono raccolti in un’antologia che viene pubblicata in elettronico e in cartaceo dall’editore Damster prima della celebrazione del concorso. L’antologia del 2016, appena uscita nella versione elettronica (a brevissimo ci sarà anche il cartaceo) è l’oggetto di questa recensione.

E’ piuttosto difficile trovare un filo conduttore unico nei racconti di venti autori diversi, ognuno con un proprio stile, proprie tematiche preferite, personale approccio allo scrivere e allo scrivere erotico. Semmai si può abbozzare un confronto rispetto alle edizioni scorse, nel tentativo di ipotizzare la presenza di una qualche tendenza. Sarebbe comunque problematico capire se la tendenza può essere riferita alla letteratura erotica in generale, all’ambito degli autori che frequentano il sito di eroxè, o forse solo ai gusti di chi fa le selezioni.
Ciò premesso, l’impressione generale è quella di un complessivo ammorbidimento. Tra tutte le selezioni Oxè che ricordo (ne ho lette parecchie), questa mi sembra la meno peccaminosa, la meno trasgressiva, la più buonista.

Non c’è niente di male nei buoni sentimenti, intendiamoci. Ma sappiamo tutti che, piaccia o non piaccia, l’Eros brutto, sporco e cattivo è anche quello di gran lunga più intenso, gustoso ed eccitante. Non è una scoperta che faccio io. L’erotismo dovrebbe essere un tentativo artistico di trovare creativamente degli equilibri temporanei ed instabili tra queste realtà contraddittorie.

Naturalmente questo non significa che si debba raccontare sempre di sesso “brutto sporco e cattivo“, né che racconti imperniati su buoni sentimenti non possano costituire una lettura piacevole, se sono originali, ben congegnati e ben scritti. E pazienza se saranno meno “erogeni“.

Ho dedicato a ognuno dei venti racconti della raccolta qualche riga di recensione.
Prima di leggere l’antologia ho deciso che avrei selezionato i cinque racconti a mio giudizio migliori. Poi mi sono accorto che avrei voluto avere qualche “bollino blu” in più e ho dovuto fare qualche scelta difficile. Leggendo i commenti si capirà. Ma tutto va preso nello spirito del gioco. Vale la pena precisare che non faccio parte della giuria degli Oxè Awards, non so nemmeno chi ne farà parte, e quindi il mio personale giudizio non ha nessuna influenza diretta sull’esito del concorso.

Procederò secondo l’ordine con cui i racconti appaiono nel testo (perlomeno nella versione elettronica regolarmente acquistata di cui sono in possesso).

1) MARGHERITA – EROS di Leonarda Morsi

Una giovane donna traduce in italiano per una casa editrice i libri BDSM di un famoso scrittore erotico giapponese, e ne viene suggestionata e turbata. Il Maestro le suscita sentimenti contrastanti: trova che sia un “vecchio satiro” che approfitta della sua posizione per godere dei favori di svariate giovinette. Lo ritiene un “misogino“. Eppure è profondamente affascinata dall’universo di torture, sevizie, umiliazioni che lui sa evocare, sempre inflitte da un uomo autoritario e carismatico a donne dimesse, timide, passive, accondiscendenti.
In questo universo, che poi è lo stesso del racconto di Leonarda, viene rappresentata una strana mascolinità virtuale. Negli spezzoni dei romanzi giapponesi, così come nelle fantasie della protagonista, gli uomini non mettono mai in gioco il proprio corpo. Agiscono attraverso le fruste, le corde, altri strumenti o oggetti di tortura. Trasmettono la loro autorità con gli ordini, umiliano con le frasi espresse a voce. Ma potrebbero essere creature del tutto eteree.
Persino nell’incontro finale tra la protagonista e l’autore, lui garantisce che non intende toccarla. Poi in realtà un amplesso c’è, ma suona come una stonatura, qualcosa di fuori posto, liquidato in tre righe dall’autrice con un anodino e freddo “si slacciò i pantaloni ed entrò dentro di lei“, molto telegrafico in confronto alle dettagliate descrizioni di ogni minima fase del bondage cui lui sottomette la protagonista pochi istanti prima.
Ci si chiede se davvero le donne possano essere attratte fino in fondo da questa mascolinità astratta, da questi uomini totalmente privi di corporalità. Ma forse la domanda più giusta è un’altra: questi personaggi rappresentano degli uomini veri e propri, o non sono piuttosto solo fantasmi di archetipi che catalizzano paure e desideri dell’animo femminile?
Sicuramente è uno dei racconti più interessanti della raccolta, cui assegno senza esitazione il primo dei cinque bollini.

2) UNA FIABA EROTICA – Caterina Silvia Fiore

Un raccontino davvero modesto. Banale nella trama e nella costruzione, confuso e incerto nello svolgimento, sballato nel titolo, debole nella caratterizzazione dei personaggi e nella gestione emotiva dei momenti, insignificante nella componente erotica, scritto con un pessimo stile criptocolloquiale da chat, in prima persona e al presente, salvo passare al passato prossimo nel penultimo periodo, e a quello remoto nell’ultimo.
E’ un mistero come faccia un racconto del genere a essere inserito tra i 20 migliori racconti erotici dell’anno. A meno che chi si è occupato della selezione non si sia fatto intrigare dal nome femminile dell’autrice e dallo stile giovanilistico (non diciamo sempre che le nuove generazioni faticano a mettere due parole in croce?) e abbia pensato bene di provare a coinvolgere qualche nuova pulzella “fresca” nel giro.
Obiettivo che mi sento di condividere al 100%. La qualità letteraria è una bellissima cosa, ma vuoi mettere la figa? Se non fosse che, personalmente, non sono nemmeno convinto al 100% che chi ha scritto questo raccontino sia di sesso femminile.

3) LA SENSUALITA’ DI UN PRONOME – Plumcake

Sicuramente molto più femminile lo stile di questo racconto, che mostra una prosa molto elegante e curata. Purtroppo l’autrice cade in un errore abbastanza tipico, piuttosto grave per chi scrive erotismo. Non viene gestita l’intensità. Chi scrive narrativa, ma anche chi dirige un film, chi compone musica, eccetera, sa che l’intensità va sapientemente dosata nelle varie fasi, tipicamente con la tecnica del crescendo. Persino un cuoco che predispone un menù studia di iniziare coi sapori più delicati e sottili per poi passare gradualmente a quelli più decisi e forti.
Plumcake invece mette subito l’intensità a tavoletta, sin dalle prime righe. Alla protagonista femminile (che narra in prima persona) basta appena leggere, non dico il nome del tizio per cui stravede, ma anche il semplice pronome maschile “lui“, per sentirsi pervasa da emozioni e sensazioni estreme. Così l’autrice si scatena subito in ardite metafore, iperboli, ipotiposi. “…ogni sponda del mio essere…“, “…rompono gli argini con lacrime di frustazione…“, “…frange inaspettate che si allungano come tentacoli e sfiorano lo stomaco…“, “…mi togli l’aria, mi togli il respiro…“.
Se questa è l’intensità (non parlo tanto dei significati semantici, quanto proprio dell’intensità della prosa) che l’autrice usa per descrivere la protagonista che legge il pronome e poi il nome del tizio, cosa si potrà mai inventare per i momenti successivi? Quando il tizio si presenta nella sua stanza d’ufficio? Quando il tizio le si avvicina? Quando rimangono soli in ufficio man mano che gli altri colleghi se ne vanno? Quando succede quello che ovviamente deve succedere?
L’autrice cerca di mantenersi più o meno su quel livello altissimo di intensità. Ma tenere lo stesso livello di intensità per tutta la durata di un racconto fa perdere di efficacia, rende la lettura pesante, stanca e annoia il lettore. Così ci si ritrova così a scorrere il kindle chiedendoci “uffa, quanto manca alla fine?” proprio quando nel racconto cominciano a succedere le cose più interessanti.

4) GIOCHI D’ESTATE – Fantasypervoi

Fingendosi addormentato su una sdraio a bordo piscina, un uomo (voce narrante in prima persona) riesce ad assistere alle bollenti effusioni di una giovane coppia. Un racconto erotico molto tradizionale nell’impostazione e che riesce ad essere coinvolgente malgrado qualche piccola sbavatura narrativa qui e là. Ha l’indubbio merito di alzare la media di contenuto erotico della raccolta.

5) ASPETTARE – Damian Wild

Dai tempi di Histoire d’O fino ad arrivare alle famose Sfumature, abbiamo abbondantemente sdoganato l’idea che una donna possa avere fantasie di sottomissione e talvolta persino sperimentare con piacere esperienze reali di quel tipo.
Da qui a dare per scontato che una qualsiasi donna che si ritrovi nella borsetta un bigliettino con parole decise e autoritarie sia prontissima a correre da un lato all’altro della città per farsi torturare e seviziare, secondo me ce ne corre.
Si finisce per banalizzare e volgarizzare un ambito che invece è molto delicato e complesso nella vita reale, e andrebbe trattato di conseguenza anche nella fiction erotica. Peggio ancora, ne escono racconti poco convincenti. Nei limiti del possibile ai personaggi andrebbe dato un pizzico di spessore e di credibilità per rendere coinvolgente una storia.
E’ un peccato, perché Damian usa la penna abbastanza bene, e perché questo è uno dei pochi racconti della raccolta che riesce ad osare un po’.

6) ADORI QUANDO LEI SCAVALCA IL TUO CORPO – Faber

Ogni momento, ogni atto, ogni posizione erotica si porta dietro un universo di sfumature, di significati, di poesia. Il vero talento del Maestro dell’Eros è quello di saper cogliere tutto questo. Di far sgorgare dalla apparente banalità di un classico, gettonatissimo smorzacandela, per nulla estremo, per nulla esotico, per nulla acrobatico, una storia, una relazione, un sottile gioco di potere tra due persone.
Faber ottiene questo risultato facendo ampio sfoggio delle collaudatissime doti liriche che gli riconosciamo da lungo tempo. Il risultato è sicuramente notevole, la lettura scorre leggera e coinvolgente su un racconto-descrizione che si fa apprezzare anche per essere breve il giusto.
Anche questo è un racconto tra i miei cinque preferiti.

7) STELLA DI MARE – Itacchiaspillo

Sicuramente apprezzabile il solito stile ironico e disincantato dell’autrice, che rende sempre gradevole leggere quello che scrive, e direi anche il personaggio maschile, rappresentato in modo abbastanza vivido da ispirare una certa simpatia.
La trama però riesce ad essere nel contempo banale e poco credibile, così come ancor meno convincente è il personaggio di lei. Il tutto a svantaggio della parte erotica che finisce per risultare vagamente artificiale e non troppo coinvolgente.

8) TUTTI I SENSI TRANNE UNO – Alberto Guerra

Ostruire la vista aumenta la ricettività di tutti gli altri sensi. Non è un concetto del tutto nuovo e inedito, lo ritroveremo anche nel racconto successivo. In più lo stesso escamotage mette una persona nelle condizioni di fare sesso con un partner o una partner di cui ignora l’identità e di cui non vede le fattezze.
Sono entrambi spunti ampiamente frequentati nell’immaginario erotico (e anche, perché no, della pratica reale).
In questo racconto il protagonista incontra una donna conosciuta on line per un bollente incontro in macchina. Si vedono in un parcheggio buio, lei scende dalla propria macchina col viso coperto, sale nei posti dietro della macchina di lui, lo benda. Da lì si comincia.
Alberto è un autore che non si fa pregare per scrivere lunghe descrizioni erotiche, momento per momento, dettaglio per dettaglio, atto per atto, orgasmo per orgasmo. Va apprezzato per questo, perché non è facile (quanti autori prefersicono tirare via…), e perché lo sa fare piuttosto bene. Anche in questo racconto.
In un racconto bendato il colpo di scena finale ci sta sempre bene. E anche da questo punto di vista Alberto risponde “presente“.

9) IL SAPORE DEL BUIO – Ashara

Le cene al buio esistono davvero! Pensavo fossero solo un prodotto della vivace fantasia dell’autrice, invece le ho trovate googlando, e sono proprio come le descrive Ashara, con tanto di camerieri non vedenti a servire (particolare che mi era sembrato davvero incredibile!).
L’idea di ambientare in una situazione del genere un racconto erotico può esserle sembrata sfiziosa, ed effettivamente a prima vista lo è. Poi però quando si va a elaborare ci si accorge che i margini di manovra sono abbastanza ridotti. Una volta scartata l’idea dell’orgia totale al buio del tipo “ndo cojo cojo” (coi camerieri ciechi che inciampano sulla gente che scopa sul pavimento, il minestrone che si versa… no, dai, non si può…), una volta scartata anche l’ipotesi di una cosa particolarmente elaborata dal punto di vista delle evoluzioni erotiche, non rimaneva che la soluzione della seduzione soft foriera di futuri sviluppi.
Al netto della inevitabile (date le premesse) penuria di carnazza, Ashara svolge il racconto con la consueta maestria e il risultato è abbastanza riuscito.
L’unica cosa che mi convince poco è una certa contraddittorietà nella caratterizzazione del personaggio maschile. Viene presentato come “quello serio… quello che non balla e che non esce mai con nessuna“. Invece si dimostra un seduttore audace, abile, sicuro, navigato. Dice le cose giuste nel modo giusto e fa le cose giuste al momento giusto. Repentina trasformazione? O forse è l’effetto dei buoni sentimenti imperanti assegnare la parte a un bravo ragazzo piuttosto che a un donnaiolo incallito, a costo di forzare un po’ la coerenza del personaggio?

10) FOTOGRAMMI BRUCIATI – IlBiancoEIlNero

Racconto breve. Venti secondi per leggerlo. Dieci secondi per dimenticarlo.

11) LA RINASCITA TRA LE SUE COSCE – Andrea Lagrein

Un trito luogo comune vuole gli uomini molto predisposti a separare l’esperienza erotica da ogni tipo di coinvolgimento emotivo e sentimentale, e a farne un fatto solo fisico. Personalmente non sono convintissimo che le cose stiano esattamente in questi termini.
In questo racconto però, in piena conformità al clima di buoni sentimenti, andiamo all’estremo opposto: il protagonista è un po’ troppo problematico, per di più in un modo che trovo davvero poco convincente. E’ un uomo separato da poco che passa le giornate “tra le cosce di mignotte albanesi e visi di ragazze da una notte“, ma non riesce a liberarsi dal ricordo ossessivo della sua ex moglie, Giulia. Va bene, direte, ci sta. Un uomo può restare a lungo legato al ricordo di una donna che ama. Il problema è che lui questa donna, come scopriamo leggendo il racconto, non la ama e non l’ha mai amata. L’ha sposata per inerzia. L’ha desiderata carnalmente, all’inizio del loro rapporto, ma poi nemmeno più quello, al punto che la moglie lo apostrofava come gay e si faceva riccamente scopare da altri. Fino ad arrivare a cacciarlo da casa a calci in culo.
Ora mi chiedo: se una donna non la ami, non la desideri carnalmente, lei ti tratta a pesci in faccia, di cosa puoi essere ossessionato?
Poi c’è l’altra donna, Vanessa. Quella che lui ha sempre segretamente amato, che lui ha sempre desiderato e desidera carnalmente. Lei ricambia sia l’amore che il desiderio, lo invita a pranzo, gliela sbatte in faccia e lui, plonk, si ammoscia. Perché? Perché si sente preda di un “dilemma interiore” per il fatto di tradire Giulia. Ma stiamo scherzando? Ma quale tradire? Ma dilemma de che? E quando ti fottevi le “mignotte albanesi” e le “ragazze da una notte“?
Va bene. Può darsi pure che sia io il pezzo di ghiaccio senza cuore e che dovrei vergognarmi a mancare di rispetto verso gli struggimenti di un personaggio con tanta delicata sensibilità e tanti buoni sentimenti. Ma resta il fatto che la lettura del racconto è una pena. Nel presente del racconto lui è a casa di Vanessa, ma l’azione procede a strappi, continuamente spezzettata da ricordi in flashback di momenti con Giulia, e soprattutto da piagnucolose e tormentate riflessioni e rimuginazioni: amavo Giulia o non l’amavo? E quanto l’amavo? Mi manca o non mi manca? Quanto mi manca? Una vera lagna!
So benissimo che una giuria potrebbe arrivare al punto di pensare che la lagna nobiliti l’eros e decidere di conseguenza. Non ne sarei sorpreso e vi assicuro che ne ho viste di peggio. Il mio giudizio, per quel poco che conta, dovrebbe essere chiaro.

12) MARIA MAREA – Valter Padovani

Confesso che per un attimo ho pensato di essere incappato in uno dei tanti racconti PFDC, che ho vagamente in antipatia. I racconti PDFC sono quei racconti in cui c’è un protagonista maschile che si imbatte del tutto casualmente in una strafiga disponibilissima, senza fare il minimo sforzo per procacciarsela, e se la fotte di gusto. Ce ne sono un paio anche in questa raccolta.
Procedendo nella lettura invece il racconto mi ha catturato sempre di più e sono arrivato alla fine decisamente affascinato. L’architettura della trama è abbastanza semplice, Valter si è superato soprattutto nel creare abilmente l’atmosfera. Il mare di bassa stagione, non più invaso dai turisti, ma restituito alla gente del luogo. Spiagge nascoste, barche di pescatori, antiche leggende marinare. Sembra davvero di respirare quei profumi e di sentir scrosciare le onde in sottofondo.
Una postilla avverte che questo racconto trae l’ispirazione e il titolo da un pezzo dei Pooh. Per evitare di inquinare l’effetto del racconto in assoluto ho preferito non risentirlo.
Anche questo racconto è tra i miei cinque preferiti.
Dimenticavo: PFDC sta per “Piove Fica Dal Cielo“.

13) REAZIONE ALLA PRIVAZIONE DELL’EQUILIBRIO – Emily Hunter

Uscita da poco (e, si intuisce, amaramente) dalla relazione con un ragazzo, la protagonista decide di festeggiare il proprio compleanno invitando a casa propria due amiche di chat tra cui sa che c’è del tenero anche se abitano distanti (tra di loro e anche dalla protagonista). L’idea è quella di abbandonarsi a un weekend di selvaggi piaceri saffici. Inediti per lei, ma non per le due amiche.
La lettura è piuttosto gustosa. Si respira l’aria di amicizia, affetto, complicità e intimità che c’è tra le tre ragazze (buoni sentimenti a go-go), e c’è anche un bel po’ di calda sensualità.
Non è impossibile dare una chiave di interpretazione più simbolica di questo racconto. Dopo la brusca chiusura di una relazione con un uomo, può capitare che una donna senta il bisogno di immergersi in un contesto di femminilità assoluta per ritrovare la propria identità, la propria essenza, la propria forza. O il proprio equilibro, come suggerisce il titolo.

14) SENZA LUCE – Liviana Rose

Abbiamo qui un altro esempio di uomo problematico, ma stavolta molto più credibile e riuscito.
Un viveur cinquantenne sta dirigendosi verso casa con la sua ultima conquista, dopo la cenetta di rito al ristorante, quando la suggestione contemporanea di un lungo ponte da attraversare in macchina nel buio e delle note di un pezzo immortale dei Procol Harum lo sorprendono a difese abbassate e lo costringono ad affrontare dubbi e ricordi. Forse persino a dare un senso diverso a quella serata con quella donna. In un certo senso vive un’esperienza di redenzione, e i buoni sentimenti fioccano.
Ottimo racconto, come ci si aspetta tipicamente da Liviana.

15) CAFFE’ DEGLI ARTISTI – Stella Maris

Tra un cliente e l’altro una prostituta si prende una pausa scendendo al bar sotto casa a farsi un marocchino (dovrebbe dirsi così, mi sembra, e non “caffè marocchino” come nel racconto). Passa così un’oretta immersa tra ricordi, riflessioni, osservazioni sugli altri avventori del bar.
E’ il racconto della raccolta per il quale ho faticato di più a portare a termine la lettura. Non succede niente dall’inizio alla fine: c’è solo questo chiacchiericcio sconclusionato, saltellante di palo in frasca, nel quale non ho trovato nulla di interessante. Si tenta qualche riflessione sul “mestiere“, ma senza spunti degni di nota e con qualche luogo comune di troppo.
Un pezzo del genere può andar bene, al limite, come capitolo di un romanzo, quando serve una sosta negli eventi, o c’è l’esigenza di tratteggiare un personaggio. Un racconto in cui non succede nulla per i miei gusti vale poco.

16) L’ALTRA – Antonella Aigle

E’ la storia di una donna che si trova in una situazione emotivamente difficile, ma non per questo priva di adeguate “ricompense”. La struttura del racconto è originale, ma l’ho trovata molto azzeccata: piazza all’inizio le infuocate descrizioni erotiche e termina invece con una specie di sfogo, pieno di coraggio e di passione e, se vogliamo, anche piuttosto trasgressivo nei contenuti (finalmente!), o perlomeno fuori dai canoni del comune benpensare (e alla faccia dei buoni sentimenti!)
Nessuna sbavatura nello stile e nei ritmi, né all’inizio né alla fine. Grande capacità di coinvolgimento, di colpire al cuore. Complimenti Antonella!
Questo racconto entra sicuramente nei miei cinque preferiti. E siamo a quattro.

17) AUTOSTOPPISTA – Michele Cogni

Conoscendo Michele, non era difficile immaginare, mentre leggevo, che questo apparente racconto PFDC avrebbe avuto il colpo di scena finale e magari anche un pizzico di noir, entrambi suoi marchi di fabbrica. Noto di sfuggita che questo è l’unico tocco di noir dell’intera raccolta, e anche questo è dettaglio che colpisce rispetto alle edizioni precedenti, in cui l’erotismo noir era abbastanza diffuso.
Tutto è svolto con la collaudata abilità.
Mi sono chiesto, un po’ oziosamente, se dovendo scrivere un racconto con la stessa trama non sarebbe stato meglio inserire qualche elemento di atmosfera noir sin dall’inizio: notte, nebbia, temporale, vento che sibila. Probabilmente io lo avrei fatto.
Da un certo punto di vista si potrebbe sostenere che facendo come Michele il colpo di scena coglie maggiormente di sorpresa. Da un altro punto di vista, fare nell’altro modo sarebbe un po’ come la musica di sottofondo nei film thriller: quella che annuncia che sta per succedere qualcosa di spaventoso, anche se in diretta sembra tutto calmo e tranquillo.

18) MAS… TURBA… AZIONE – Fran Za

Una donna si dà piacere da sola, attingendo con la mente a situazioni passate. Prima a un’esperienza etero, poi a una tra donne. Quest’ultima sembra funzionare meglio per lo scopo richiesto.
Non c’è molto altro, e oggettivamente è un po’ pochino. Le due storie che la protagonista rievoca sembrano avere qualche spunto interessante, ma proposte attraverso lo schermo della protagonista che si tocca vengono un po’ “distanziate” dal lettore e perdono di efficacia.

19) INDELEBILE – Roxyb

Sarebbe da copiare e incollare quello che ho scritto più sopra per “Fotogrammi Bruciati“. Ma forse questo racconto lo si dimentica anche prima di dieci secondi.

20) VINCERE LA PAURA – Olympia Fox

Una storia bellissima e commovente che ha per protagonisti un grandissimo uomo e una donna ancora più grande.
Forse è il racconto della raccolta più paradigmatico dei buoni sentimenti di cui ho parlato all’inizio. Ma, ripeto, questo non corrisponde a una condanna.
Tutt’altro. Il racconto è scritto con maestria, senza enfatizzare eccessivamente gli aspetti più toccanti e potenzialmente strappalacrime, ma mantenendo una delicata leggerezza per tutto lo svolgimento, persino con qualche tocco di ironia qua e là, e una certa dosata effervescenza nei momenti erotici.
Ottima prova per Olympia. E’ il quinto racconto che inserisco nei miei best.

Se riuscirò a venire a capo di un paio di imprevisti dell’ultimo momento, il 17 e il 18 sarò a Zibello per il Festival dell’Eros e ovviamente per assistere alla premiazione degli Oxè Awards. Sarà un grande piacere incontrare le autrici e gli autori che saranno presenti. Molti di essi sono vecchie conoscenze, e sarò disponibilissimo ad approfondire il discorso sui singoli racconti, se vorranno. O se preferiscono, a berci un bicchiere insieme senza prenderci troppo sul serio. A presto!

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