Una Storia d’Amore senza Storia (ma con tanta geografia)

5 Dic

vanessastreepVieni con me di Vanessa G. Streep – Damster Edizioni

“Aveva deciso che nel romanzo non avrebbe raccontato una serie di avventure e di viaggi. In fondo era solo un libro, non la vita. Non poteva raccontare tutto. Ci volevano dei ritagli, e non pochi: la maggioranza dei fatti non doveva essere raccontata.”

Non è difficile individuare la presenza di una forte componente di ispirazione autobiografica in questo romanzo di Vanessa G. Streep. La protagonista si chiama Vanessa, come l’autrice, scelta che difficilmente è casuale (anche se il romanzo è scritto in terza persona, decisione che ho molto apprezzato). Inoltre, il romanzo parla del romanzo stesso. La protagonista, a un certo punto della narrazione, comincia a scrivere un romanzo: si lascia capire che si tratta dello stesso che stiamo leggendo. Se ciò non bastasse, l’ultima battuta della protagonista (e penultima frase dell’intero romanzo) è “Ho finito il libro”. Non c’è molto spazio per avere dubbi.

Nel nono capitolo (su 22), la protagonista annuncia le scelte strategiche che intende seguire nella scrittura di questo “romanzo dentro se stesso”, usando la frase che ho citato a inizio articolo. Una frase che condensa perfettamente il senso, i pregi, e anche i limiti, di questo romanzo.

Si tratta, in sintesi, di un omaggio, un tributo, direi un’ode, a un grandissimo e intensissimo amore: quello tra la protagonista e il suo Giancarlo. E’ però difficile parlare di storia d’amore nel senso in cui si intende comunemente. Una storia d’amore propriamente detta è fatta di fasi: dal momento in cui tra due persone che scoprono di essere reciprocamente attratte nasce un rapporto, questo rapporto non resta mai uguale a se stesso. E’ sempre soggetto a evoluzioni, involuzioni, fiammate, crisi, fasi meravigliose, fasi difficili, momenti di stanca e momenti di nuova energia, e spesso anche lunghe rotture e ritorni, morti apparenti (con tutti i lutti che ne conseguono) e miracolose inaspettate resurrezioni.

Difficile pensare che la storia reale tra Vanessa e Giancarlo (o qualunque sia il nome delle persone reali che hanno ispirato questo libro) faccia eccezione. Ma l’autrice ha fatto una scelta chiara “La maggioranza dei fatti non deve essere raccontata”. Sono state probabilmente filtrate tutte le vicissitudini (interiori o esterne) che possono aver creato i normali alti e bassi che qualsiasi rapporto vive. Quello che resta è un distillato d’amore, un amore perfetto, ideale, travolgente, che incredibilmente resta costante e immutabile al passare dei lustri e delle situazioni.

Per nascondere ulteriormente la presenza di una qualsiasi evoluzione, la struttura del romanzo non scorre linearmente con il tempo, ma è un continuo frenetico succedersi di salti avanti e indietro, nell’arco di quindici anni. Avanti e indietro nel tempo, ma anche nello spazio, visto che i due protagonisti amano viaggiare e si spostano continuamente da un angolo all’altro del mondo, sia per viaggi di piacere e di vacanza, sia per lavoro, sia per trasferimenti di vita.

Questa impostazione lascia al lettore l’effetto di non trovarsi davanti a un romanzo, ma a una specie di telefilm a episodi, in cui ci sono sempre gli stessi due protagonisti e lo stesso intenso rapporto d’amore tra di loro, sempre identico a se stesso, sempre con la stessa temperatura e le stesse caratteristiche. Il tutto inserito di volta in volta in contesti diversi, in tempi diversi, con personaggi diversi a fare da contorno. Persino i brevi e burrascosi litigi tra i due che ogni tanto ci vengono mostrati, che sembrano un po’ come improvvisi temporali estivi dovuti a momenti di surriscaldamento del loro amore sempre intensissimo, finiscono per assomigliarsi un po’ tutti.

L’esperienza di lettura è nel complesso piacevole. Vanessa ha una penna leggera ed elegante che si fa seguire con piacere senza stancare, e le scene erotiche sono descritte senza falsi pudori in modo vivido e coinvolgente. Purtroppo i protagonisti di queste scene sono sempre gli stessi, senza nemmeno sporadici interventi esterni (visto che il loro amore prevede una reciproca talebana gelosia non priva di eccessi sanguinolenti) e questo le rende, alla lunga, un po’ prevedibili. Ma secondo me l’aspetto meno convincente è proprio nel retrogusto di irrealtà di questo amore che è sempre lo stesso e che non cambia mai, tanto quanto i personaggi che lo vivono, restando intriso di una patina di eccessiva idealità che ce lo rende alieno e distante.

Avete mai visto un filmino matrimoniale? Più o meno sono tutti uguali: lui e lei sono bellissimi, o almeno si cerca di farli sembrare tali, sono innamoratissimi, il loro amore è il più intenso e il più grande del mondo. Gli scenari sono sempre perfetti, il prato fiorito, il sole che tramonta sul mare, e così via. Le musiche di sottofondo sono sempre canzoni commoventi e intense. Che noia!
E’ difficile non notare gli sguardi di panico che si diffondono quando una coppietta di neosposi propone agli amici ospiti “Volete vedere il nostro filmino del matrimonio?

Ebbene, di tanto in tanto, durante la lettura, ho avuto la vaga sensazione di assistere a una specie di filmino matrimoniale di una relazione di quindici anni, seppur movimentato da dosi adeguate di erotismo. Una sensazione di cui avrei fatto volentieri a meno, pur confermando gli aspetti positivi che rendono la lettura piacevole e l’acquisto consigliato.

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