UNA PRIMADONNA UN PO’ ANTIPATICA

29 Lug

 

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THE BRAID ( LA TRECCIA) – di Emily Hunter – Damster edizioni

La storia è quella di una donna indipendente, Emily Hunter– lo stesso pseudonimo  utilizzato dall’autrice –  che vive a Chicago e si divide tra una professione che la realizza  e un gruppo di amici/amanti che le gravitano attorno.

Apparentemente forte e sicura di sé, Emily nasconde in realtà indecisioni e  contraddizioni, che la portano a vivere le sue frequentazioni maschili in un modo poco  coerente con quello che davvero vorrebbe. Così insegue il sesso più dell’amore, l’appagamento immediato rispetto alla felicità affettiva. Tutto ciò è riconducibile ad un passato traumatico, che l’ha vista prima moglie tradita, poi mancata madre. Un’altra battuta d’arresto l’ha provocata la sua (grande?) amica Mary, che l’ha abbandonata resasi conto di non riuscire più a nascondere l’amore che provava per lei.

Il titolo del libro  – la treccia – si riferisce allo scudo dietro al quale Emily si ripara  nell’affrontare la vita e gli uomini. Solo chi saprà abbattere il muro e saprà raggiugere il suo cuore, potrà scioglierle in capelli e passare le dita tra quelle lunghe ciocche. Ci riuscirà soltanto un uomo, Connor, che entra nella sua vita dapprima some semplice amante, poi come compagno per la vita.

Quando si vuole raccontare una storia, una qualunque storia, a mio avviso bisogna dare al lettore qualcosa in più: l’originalità, la novità, oppure la possibilità a chi legge di immedesimarsi, di partecipare con i protagonisti alle vicende narrate. Ebbene: in questo libro non trovo né l’originalità, né la necessaria introspezione dei personaggi che lo rendano credibile.

Emily rifugge l’amore (anche se poi lo cerca inevitabilmente) a causa dei traumi del passato. Questi traumi però sono descritti in poche righe, in maniera frettolosa, e non consentono al lettore di capire realmente i comportamenti e le scelte della protagonista. Non è sufficiente descrivere qualcosa per renderlo vivo nella mente di chi legge.

Ne risulta una primadonna eternamente indecisa e insoddisfatta, che si concede e si ritrae, che vuole essere sempre al centro dell’attenzione. Emily infatti è bella, sexy, circondata da uomini (altrettanto sexy) che cadono ai suoi piedi come mele mature, ha una lavoro in cui riesce alla perfezione e amici maschi che la proteggono da ex marito, ex fidanzato e nuovi potenziali amori (guarda caso tutti belli e vogliosi di lei). E’ continuamente in contraddizione con sé stessa, la sua ansia di piacere la porta a tentare gli uomini e poi a ritrarsi, in un gioco frustrante e un po’ stancante.

Una donna così risulta purtroppo a tratti antipatica, quando l’intento dell’autrice è al contrario, quello di rendercela vicina a noi, tanto da farci mettere nelle condizioni di partecipare al suo dolore interiore: un dolore che però posa su fondamenta instabili.

I problemi della protagonista sembrano solo suoi, non si riesce a comprenderli fino in fondo. Il lettore è spiazzato dai bruschi passaggi di stato d’animo della protagonista che, un minuto ride e quello dopo scoppia in lacrime, senza nessun tipo di introspezione che giustifichi tali sbilanciamenti.

Lo stile della Hunter poi, appare poco in linea con l’ambientazione americana della vicenda: espressioni come ‘incavolata’, ‘scopare come ricci’, ‘rosicare’ sono attribuibili ad un gergo italiano, più che statunitense. Scrivere come si parla non serve a dare più credibilità agli eventi.

In conclusione, credo che l’autrice avrebbe dovuto, a mio avviso, sviscerare maggiormente le vicende e caratterizzare meglio i personaggi, rendendo i dialoghi capaci di portare avanti la storia. Solo così un libro può essere davvero originale e non una riproposta di temi e scene già visti.

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