L’EROTISMO FEMMINILE CHE NON CI CAMBIA PIU’ LA VITA

24 Mag

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EROTIC+ (AA.VV.) – 80144 Edizioni

L’idea di questa raccolta di racconti nasce dalla curiosità di ‘‘appurare la consistenza di certi luoghi comuni e la possibilità di ribaltarli’’. Così recita l’introduzione di Paolo Baron.

Erotic+ è un’antologia di nove racconti selezionati dall’editore tra quelli inviati dal gentil sesso in seguito al bando pubblicato dalla casa editrice che cercava ‘‘fantasie erotiche sotto forma di racconto, senza alcun filtro’’.

L’intento era quello di ribaltare, o confermare, l’idea che l’immaginario erotico maschile e quello femminile fossero differenti, partendo dai soliti luoghi comuni che tendono a dipingere l’uomo come più esplicito e capace di mettere da parte i sentimenti, quando si tratta di sesso. La conclusione, sempre secondo Baron, è che tutto sommato ‘‘uomini e donne non sono poi così diversi’’.

Ebbene, io mi chiedo: c’era davvero bisogno di un altro libro che parlasse di erotismo ‘in rosa’, in un periodo così prolifico per la narrativa erotica, ormai diventata di egemonia femminile?

Era davvero indispensabile sapere cosa pensano davvero le donne, dopo che, da quando Cinquanta sfumature di grigio ha sdoganato il tema, ce lo hanno riproposto in tutte le salse? Le case editrici hanno iniziato a ristampare vecchi classici dell’erotismo in veste moderna e autrici di ogni nazionalità si sono cimentate, con discreto successo di pubblico, nella stesura di romanzi erotici più o meno spinti, a sfondo più o meno romantico.

Abbiamo letto di ogni fantasia femminile, in ogni sua sfaccettatura. Ne abbiamo parlato, riso, discusso con i partner maschili.

Quindi, cosa aggiunge Erotic+ a quanto già sappiamo?

Sostanzialmente nulla.

C’è chi preferisce farsi dominare, chi farsi usare, chi evadere dalla quotidianità di un matrimonio spento; poi ci sono coloro che praticano lo scambismo, chi adora i cliché e chi i triangoli. Ci sono donne che hanno fantasie ‘senza amore’, fantasie spinte, crude.

Scopriamo l’acqua calda: solo perché prima se ne parlava di meno, non vuol dire che non lo si facesse affatto! Le donne non sono limitate, non hanno filtri, ma questo ormai lo sappiamo già.

Ci hanno pensato il cinema, le serie televisive alla Sex &The City, i libri-culto (Il macellaio, Diario di una ninfomane solo per citarne alcuni dei più recenti) a dimostrarlo.

Quello che voglio dire è: lasciamo voce agli uomini. La vera voce, non quella che ci propinano le autrici nei loro libri, che vogliono dare al genere maschile, naturalmente imperfetto e diverso da noi.

Non fissiamoci sul fatto che gli uomini abbiano fantasie meno strutturare solo perché esiste un’industria pornografica costruita per dare soddisfazione principalmente a loro. Io credo che gli uomini non siano così banali.

Diamo loro espressione in un settore che non li vede protagonisti. Perché dovremmo farlo? Perché dovremmo lasciare loro un’altra fetta di ‘potere’? Perché senza una controparte non c’è confronto, perché un cambiamento, come in politica, porta nuovi spunti, porta stimoli, aria fresca.

Li abbiamo subissati di richieste e loro ne hanno preso atto. E’ vero, una volta ‘messe le tende’ gli uomini un po’ si adagiano. Ma anche noi abbiamo le nostre colpe.

Se le fantasie femminili chiedono la dominazione, ebbene essa deve inserirsi all’interno di un rapporto in cui l’uomo ha ben presenti i bisogni della donna ed il suo benessere. Ma perché ciò avvenga dobbiamo fare la nostra parte, che è quella di rassicurare, accogliere, dare tranquillità emotiva, essere in un certo senso ‘sottomesse’, come dice  Costanza Miriano nel suo Sposati e sii sottomessa.

Quindi lasciamo parlare gli uomini. Anzi, lasciamoli scrivere. Poi li giudicheremo.

L’obiettivo non è ‘vinca il migliore’, ma un confronto in merito ad un argomento che sta a cuore ad entrambi i sessi. Un punto di incontro, non uno scontro fra punti di vista, perché il miglior sesso, anche senza amore, c’è quando ci si guarda e ci si rispetta, si è consenzienti, si parla, ci si esprime per come si è davvero e non ci sono forzature. E anche quando si sognano le forzature, lo si fa sempre nel rispetto di un patto consensuale implicito.

 

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