LA FORZA DELLA FAMIGLIA E IL RUOLO DELLA DONNA

15 Mag

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ULTIMA FERMATA IN PARADISO  – Antonella Aigle

Anche se questo libro si può considerare a tutti gli effetti lo spin-off del primo – ‘In Paradiso’ – in quanto i luoghi descritti, l’ambientazione e alcuni personaggi sono gli stessi, si riscontra una  profonda differenza tra le due opere.

I protagonisti, qui, sono molteplici e ben delineati.

C’è Adele, una ragazza venuta dal nulla e dal niente, che trova sulla sua strada il Paradiso (simbolico e reale).

C’è Giovanni, figlio dei custodi della tenuta (il Paradiso del titolo, appunto), dal passato inquieto, in cerca di un futuro ben preciso.

Ci sono Carlo e Anita, una coppia sposata con quattro figli e custode, non solo dei possedimenti sulle colline abruzzesi, ma anche di un terribile segreto.

La storia si sviluppa contemporaneamente attorno ad una coppia ‘giovane’, formata da Adele e Giovanni, e ad una più ‘matura’, costituita da Carlo e Anita, su due piani che a volte viaggiano paralleli e a volte si intrecciano: Adele ricorda ad Anita la sua giovinezza e Giovanni vede in lei la possibilità di un riscatto a lungo inseguito. I quattro personaggi si troveranno a fare i conti con il loro triste passato per poterlo lasciare definitivamente alle spalle e, nel caso di  Giovanni e Adele,  costruire un futuro insieme.

La vera protagonista del libro della Aigle è però, a mio avviso, la famiglia, e la forza che da essa ognuno dei suoi componenti (presenti e futuri) ne ricava. Un nucleo cattolico, in cui prevalgono i valori legati alla fatica e alla terra, in cui vige una forte gerarchia dei ruoli, il rispetto dei genitori da parte della prole, la suddivisione dei compiti. Insomma: un’antica famiglia alla ‘Mulino Bianco’. Sì, perché il fratello maggiore veglia sui minori, ognuno accetta il proprio dovere con gioia (che sia apparecchiare la tavola o vendemmiare), la sera non si guarda la televisione ma si gioca a carte, e se proprio si vuole vedere un film, lo si decide tutti assieme. Alla mattina si mangia lo zabaione e alla sera si beve il latte con la cannella.

Perché la forza della famiglia? Perché è in grado di accogliere il figliol prodigo (Giovanni) e la pecorella smarrita (Adele), perché è’ un esempio da seguire per i protagonisti più giovani ed è un pilastro cui appoggiarsi per quelli più anziani.

Un ruolo centrale riveste anche la convivialità: le occasioni di ritrovarsi tutti insieme intorno alla tavola sono molteplici e servono a rinsaldare i legami familiari o a crearli. Proprio lì avvengono i primi sfioramenti tra Adele e Giovanni e accadono le situazioni più esilaranti (Adele che si fa imboccare dalla piccola Sara Elsa, la figlia di Francesca e Gerald, i protagonisti del primo libro)

 

Forse il lettore si chiederà: e l’erotismo? In fondo siamo su un blog che parla di questo! Per farlo, è necessario mantenere separate le due storie.

Fra Carlo e Anita non c’è solo un grande amore, c’è l’Amore con la A maiuscola, quello totale, che consente a lui di reclamare lei come ‘sua’ attraverso la dominazione sessuale e, allo stesso tempo, che permette a lei di donarsi totalmente, superando le difficoltà del passato. Una violenza nell’atto sessuale che sublima l’amore, che lo ha creato e lo ricrea ogni giorno. Che rende Anita non solo moglie e madre, ma anche amante spregiudicata. Un uomo, Carlo, che nel dimostrare la sua devozione nei confronti della moglie, si prende cura di lei cucinando, preparandole il bagno, trattandola come l’oggetto più prezioso.

Proprio il rapporto tra Anita e Carlo viene idealmente ricercato da Giovanni con Adele: lo afferma Giovanni stesso, desidera costruire un legame di quel tipo con la ragazza che lo ha travolto fin dal primo giorno in cui è apparsa in ‘Paradiso’. Tra loro però l’amore sboccia piano piano e anche quando si concretizza, lo fa in modo tenero – anche se si può ragionevolmente immaginare che evolverà in una forma più forte.

Ritengo che, aldilà di quanto si possa pensare, ovvero che la storia delle due donne sia predominante nel libro, il nucleo forte lo costituiscano gli uomini: Carlo e Giovanni sanno quello che vogliono e lo portano avanti giorno dopo giorno, attraverso i fatti,  più delle parole.

Due figure che si differenziano dal Gerald insicuro, protagonista di ‘In Paradiso’, e che sanno guidare due donne in cerca della loro identità e sostenerle.

A questo punto il mio lato femminista non può non uscire: mi sembra infatti che l’identità della donna in questo libro – nel caso di Anita è più evidente, in quello di Adele si presume lo sarà – sia definita prevalentemente all’interno del rapporto di coppia.

Un concetto di amore così indissolubile può far sognare il lettore, ma deve anche far riflettere: si può mantenere la propria identità o la si deve mantenere? Si vale anche senza un partner? Io penso che ognuno appartenga a sé stesso, e solo a sè.

E’ giusto che la coppia sia qualcosa di più della sola somma delle singole parti, ma senza la coppia le parti devono riemergere, sempre e comunque.

La storia fra Anita e Carlo è ciò a cui – forse – ciascuno di noi aspira, ma ha bisogno di maggior realismo per essere totalmente credibile. Non bastano le vicissitudini passate della coppia a ‘sporcare’ questa unione così perfetta.

Ormai lo avrete capito: quando un libro mi pone nella situazione di farmi e porre al lettore domande, è un libro che io  consiglio caldamente.

La Aigle è bravissima ad esprimere le emozioni, ogni parola stessa è emozione. Ci si trova di fronte ad un’autrice le cui storie sembrano vissute in prima persona, la passione che traspare dalle pagine si tocca letteralmente con mano.

Il lettore si troverà coinvolto, perché la stessa autrice viene coinvolta, la sua essenza, i suoi desideri profondi, i suoi valori.

Continua così, Antonella.

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