Il Conflitto d’Interessi tra un Autore e il “Nulla”

16 Feb

stagistaLa Stagista” di Alberto Guerra – Damster Editore

La Stagista” narra la storia della relazione tra Paolo, un uomo poco-più-che quarantenne, protagonista e voce narrante, e Ilaria, una ragazza poco-più-che ventenne, che nella stessa azienda dove lavora Paolo sta svolgendo uno stage per preparare la tesi di laurea. Questa relazione nasce esplicitamente per essere un affare di solo sesso, una specie di percorso in cui la giovane, incredibilmente inesperta, scopre situazioni sessuali per lei inedite, sotto la guida del protagonista.

Siamo in presenza del collaudato canovaccio del pigmalione erotico, in cui la donna in partenza è più o meno pura e ingenua per poi trasformarsi gradualmente in lasciva e disinibita. Non uno schema particolarmente originale, ma sicuramente efficace, e va riconosciuto che dal punto di vista del coinvolgimento erotico questo romanzo breve ha diversi episodi che funzionano abbastanza bene.

La Stagista” mostra una certa parentela col precedente lavoro di Alberto Guerra, appena recensito: “Un’irripetibile combinazione di eventi“. In entrambi i casi, tanto per fare un esempio, c’è un protagonista maschile che parla in prima persona, ed è un uomo nella fascia tra i 40 e i 45. In entrambi i casi la protagonista femminile è una 25enne (anno più, anno meno) molto avvenente. Ma di punti di contatto ce ne sono molti altri. Complessivamente, ci lasciano l’impressione che in entrambi i casi l’autore non faccia molto di più che proiettarsi nel personaggio del protagonista e far vivere a quest’ultimo le proprie fantasie erotiche.

Non che sia sbagliato che un autore di narrativa erotica attinga a piene mani dalle proprie fantasie, anzi lo trovo inevitabile e imprescindibile. Qualunque autore o poeta di qualsiasi genere letterario per essere efficace ha bisogno di esprimere qualcosa che ha dentro, altrimenti scrivere diventa una mera esercitazione accademica e il risultato è sempre senz’anima.

Tuttavia una fantasia erotica avrebbe bisogno di un minimo di elaborazione e di lavorazione prima di essere trasformata in un racconto o romanzo. Un primo passaggio di lavorazione dovrebbe prevedere la spersonalizzazione della fantasia erotica. Un autore dovrebbe idealmente togliere tutto quello che è personale dalla propria idea di base, distillarla, purificarla da ogni traccia del proprio ego, per poi costruirvi intorno una storia ex novo con personaggi ex novo, proprio per dare alla storia un’universalità che la renda meglio fruibile.

Invece Alberto Guerra sembra fare il contrario. Il protagonista del primo romanzo si chiama Alberto, proprio come lui. Il secondo, ho il sospetto, altrettanto, perlomeno in fase di ideazione. Immagino che solo in un secondo momento è stato deciso di chiamarlo “Paolo” (in un tentativo embrionale di spersonalizzazione), visto che c’è un passaggio in cui è rimasto il vecchio nome “Alberto” a tradire la cosa (refuso evidentemente sfuggito a un editing non troppo rigoroso).

Quando, in assenza di spersonalizzazione, si ha una situazione in cui l’autore e il protagonista coincidono, si corre il grosso rischio che si crei un conflitto di interessi per cui l’autore finisce per aggiustare gli avvenimenti narrati, in barba ad ogni credibilità e coerenza, pur di favorire il proprio alter ego letterario. Purtroppo bisogna constatare che in questa trappola l’autore ci cade dentro con tutte le scarpe. Tutta la storia si dipana sfacciatamente in modo da fornire a Paolo (Alberto) la soddisfazione di tutti i suoi desideri su piatto d’argento: una donna “giovane, bella, inesperta” (queste le tre caratteristiche che Paolo trova irresistibili in Ilaria), pronta a fare tutte le porcate che lui vuole senza nessun impegno né coinvolgimento; persino quelle che lui desidera senza confessare a se stesso di desiderare.

Quel che è peggio è che il protagonista non è, non ha, e non fa nulla per meritarsi tutto questo. Anzi, il personaggio di Paolo risulta essere probabilmente la parte peggio riuscita dell’intero romanzo. Non riesce nemmeno ad essere, per dire, spregevole e antipatico. E’ semplicemente piatto, anonimo, inesistente. Un nulla. Una mera insignificante comparsa laddove dovrebbe esserci un protagonista. (Non a caso la parte di più piacevole lettura è una piccola digressione in cui Ilaria racconta di una sua esperienza giovanile e per qualche pagina il Nulla esce dai radar).

L’autore, bontà sua, prova a farne un personaggio interessante. Lo presenta (a parole) come un erotomane, un uomo ossessionato dal sesso, amante delle trasgressioni, cinico, perverso, e ammantato di un fascino sinistro, per il quale le donne impazziscono e sgomitano ferocemente, ognuna cercando di essere la prossima preda e farsi trascinare nelle perversioni più estreme.

Purtroppo però noi lettori, per tutta la durata del romanzo, siamo costretti ad osservare da vicino il protagonista, ché non solo narra in prima persona imponendoci il suo punto di vista, ma addirittura lo fa usando il presente (scelta secondo me sciagurata), tenendoci così incollati a lui gomito a gomito in ogni passaggio. Non possiamo fare a meno di osservare sconsolati quanto abbia ben poco di affascinante questo personaggio, e anzi sia piatto, superficiale, povero. Davvero un “nulla“. Mai un pensiero originale, mai una riflessione dotata di un minimo di profondità. Mai qualcosa che faccia o che dica che giustifichi il perverso fascino che dovrebbe, sulla carta, emanare, o che quanto meno esca un po’ dalle righe, dagli schemi.

Scopriamo subito di che insulsa pasta sia fatto questo Paolo, nella prima scena, quando l’autore gli recapita la giovane strafiga in ufficio senza nemmeno farlo alzare dalla scrivania. Il modo ossessivo, torbido, untuoso, con cui quest’uomo osserva ogni dettaglio puramente fisico ed esteriore della donna che ha davanti, partendo dai vestiti che indossa e finendo con la forma del culo e delle tette, risulta davvero fastidioso, persino a un lettore come il sottoscritto, tutt’altro che insensibile alle grazie femminili. Ma soprattutto è un atteggiamento che viene spontaneo associare a qualcuno che una donna da vicino sembra non averla mai vista prima o quasi. Non certo al seduttore incallito che dovrebbe essersene passate a decine e possibilmente aver scoperto che l’interesse che una donna può suscitare in un uomo dipende da ben altro che da un semplice bel culo o bel seno.

Superata la prima delusione, cerchiamo di vedere questo seduttore all’opera, per scoprire con quali sottili sortilegi riesca a corrompere una fanciulla innocente e inesperta ai suoi loschi fini. Ma anche su questo fronte, già al primo capitolo, restiamo gelati dallo sconforto. Per ottenere una generosa fellatio in macchina da cotanta inesperta e (inizialmente) pudica strafiga, il Nostro non deve far altro che ricorrere alla trita battuta con doppio senso “Come te la cavi con la lingua?“. Poi ci pensa l’autore ad accroccare svergognatamente le cose per farle andare nel verso giusto, in spregio ad ogni verosimiglianza. Capiamo così subito che in tutto il romanzo l’andazzo sarà quello.

Allora ci aspettiamo di vedere, se non altro, in una situazione tanto favorevole, con una strafiga a disposizione e un autore che lo accontenta in ogni desiderio, quali oscure trasgressioni, quali estreme perversioni, il nostro Paolo riuscirà a mettere in atto. Ma restiamo, per l’ennesima volta, delusi. Per gran parte del romanzo Paolo e Ilaria non faranno nulla, e sottolineo nulla, che una qualsiasi coppia di fidanzatini in fregola non faccia regolarmente. Più avanti, per dare un po’ di “pepe“, viene introdotto nella storia una specie di club privè, dove comunque Ilaria e Paolo non fanno che un po’ di petting in presenza di altre persone. Poi compare anche la collega Elisa, che diventa saltuaria compagna di giochi dei due. Ci si chiede dove sia la grande carica erotica trasgressiva e perversa di questo anonimo Paolo, se ha bisogno di altri luoghi e di altre persone per alzare la temperatura del suo menage con una donna. La risposta è che non c’è. Paolo in realtà è un uomo estremamente banale con delle voglie estremamente banali. In fondo cosa c’è di più banale e scontato, e forse anche abbastanza triste, di un quarantenne che sogna la carne fresca della ventenne “giovane, bella e inesperta“, con bel culo e belle tette, disposta a trasformarsi in porca per lui?

Dico anche triste perché spesso la ricerca della “giovane, bella e inesperta“, e sottolineo inesperta, nasconde il senso di inadeguatezza che provano molti uomini alla prospettiva di confrontarsi con una donna dalla personalità e dalla sessualità matura, piena, sviluppata in tutto il suo mistero e la sua complessità. Terrorizzante! Meglio rifugiarsi in qualche sbarbatella con cui far valere l’autorità dell’età, dell’esperienza, e magari anche della posizione sociale solida. Non è davvero triste tutto ciò?

Come corollario di quanto detto sin qui, anche il personaggio di lei non può certo risultare particolarmente convincente e riuscito. E’ una specie di bambola gonfiabile telecomandata che fa tutto quello che il protagonista desidera, con le reazioni che il protagonista desidera. Si presta ad ogni situazione per lei inedita uscendone sempre con l’atteggiamento del tipo “Non l’avevo mai fatto… Non immaginavo che mi sarebbe piaciuto… Invece non è affatto male, anzi…” Ripetuto ogni volta quasi con le stesse parole. Ci aspetteremmo di vedere al suo posto una donna dilaniata interiormente tra i pudori e le pulsioni (anche se faticheremmo a comprendere da dove escono queste pulsioni a fare sesso con il “Nulla“). Invece incredibilmente lei espone i suoi conflitti ad alta voce, in tono sereno, di fronte al suo seduttore, come se stesse ragionando sul taglio di capelli da chiedere al parrucchiere. Ma sono conflitti per modo di dire, visto che alla fine non dice mai no.

Altrettanto poco credibile l’idea, espressa da Ilaria un paio di volte nel romanzo, che una donna, ancor più se “giovane, bella, inesperta“, possa prendersi un periodo sabbatico in cui fare sesso sfrenato con chi capita, per poi rimettere la testa a posto, quasi come se la percezione del valore della propria intimità sia un abito esteriore da svestire e rimettere a piacimento. Altrettanto poco credibile, ma soprattutto semanticamente sballato, il discorso ricorrente dell’antitesi tra ragione e istinto, impropriamente usato persino come sottotitolo del romanzo.

La credibilità del personaggio di lei crolla a livelli imbarazzanti nel finale della storia. Ilaria scatena una crisi con l’uomo per una ragione che narrativamente non sta in piedi nemmeno con infiltrazioni di cemento armato. In realtà è tutta una scusa per poter offrire al protagonista la soddisfazione dell’ennesimo desiderio (stavolta più inconfessabile): il piacere voyeur di vederla amoreggiare con un altro uomo. Per punizione, si vorrebbe sostenere, ma l’inclinazione a situazioni di questo tipo l’abbiamo trovata anche nel romanzo precedente per pensare che sia davvero qualcosa di punitivo. Ancora peggio è quello che succede subito dopo quell’episodio: lui, proprio lui, il perverso erotomane, si scopre teneramente innamorato della ragazza, al punto di decidere di portarla in vacanza estiva con sé invece di andare da solo come sua abitudine. Lei, che fino a un momento prima lo considerava uno stronzo da punire scopando con un altro uomo davanti ai suoi occhi, improvvisamente si scopre altrettanto innamorata, e la storia termina con un improponibile finale rosa, da vissero felici e contenti.

Ci tengo a ribadire quanto detto all’inizio. Dal punto di vista del coinvolgimento erotico in molti passaggi il romanzo funziona. La carnazza non manca, ed è offerta con apprezzabile efficacia, con stile diretto, scorrevole e chiaro. Questo può significare un pieno gradimento dell’opera da parte di un pubblico che da un ebook di narrativa erotica, del tutto legittimamente, cerca soltanto questo.

Una constatazione che mi mette in qualche imbarazzo. So che effetto farebbe a me leggere la recensione di un pornazzo anni ’80 in cui l’autore della recensione se la prenda con la scarsa credibilità della trama e lo spessore impalpabile dei personaggi. Mi imbarazza pensare di poter fare lo stesso effetto.

Ma sarei ancora più in imbarazzo se dovessi convincermi che un’opera di letteratura erotica dovrebbe essere fruita e giudicata con lo stesso spirito di un pornazzo degli anni ’80.

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3 Risposte to “Il Conflitto d’Interessi tra un Autore e il “Nulla””

  1. Heathcliff 17 febbraio 2014 a 02:15 #

    Uh uh uh…direi che questa recensione potrebbe essere la stessa che faresti a me, nel senso che potresti muovermi le stesse critiche, e onestamente non sarebbero infondate, anche perchè sono su cose per me irrinunciabili, della serie Se no che scrivo a fare? Vedi vedi che faccio bene a non farmi leggere?

    • Xlater 17 febbraio 2014 a 10:09 #

      Fatico a trovare tre parole di seguito di questa recensione che potrebbero essere usate per quello che scrivi tu.

      • Heathcliff 17 febbraio 2014 a 21:25 #

        Tranquillo, ti spiego meglio per mail.

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