La Dea del Sesso che ti Rende Uomo

27 Gen

guerra1Un irripetibile combinazione di Eventi” di Alberto Guerra – Damster Edizioni.

Un gruppo di una ventina di persone, provenienti dalla stessa azienda milanese, si trova a soggiornare in un agriturismo in Sicilia. Siamo all’inizio di giugno, in un periodo abbastanza fuori stagione. Sono isolati dal resto del mondo, in una situazione un po’ da Grande Fratello. La struttura è tutta per loro, le spiagge idem, persino il personale dell’albergo è (curiosamente) del tutto assente nel testo.

Sono tutte persone tra i 25 e i 35 anni, tranne il protagonista (voce narrante) che si chiama Alberto come l’autore (un caso, probabilmente), che è 45enne. E’ il più alto in grado come inquadramento aziendale, ed è anche l’unico che ha voluto occupare una stanza da solo.

Il personaggio di Alberto viene delineato così: temperamento schivo, da orso; stressato dal lavoro, ma anche dalla vita; è reduce dall’ennesima relazione fallita con l’ennesima donna sbagliata, dice. Ma quando le donne sbagliate cominciano ad essere troppe, un po’ come quell’automobilista che vedeva tante auto contromano sull’autostrada, uno dovrebbe porsi qualche domanda. L’ultima di queste donne sbagliate, Alberto l’ha trovata a letto con un altro. Da allora, per dieci mesi, per lui c’è stata solo astinenza. Non è davvero lo score di un tombeur de femmes. Anzi, sembra proprio, diciamolo francamente, il ritratto di uno sfigato. Come ce ne sono tanti.

Il personaggio femminile principale, Sara, è tutto l’opposto. 26 anni, bellissima, esuberante, dai comportamenti estremamente disinibiti e provocanti, da troia (si direbbe a Parigi), incredibilmente incurante di farsi una fama “discutibile” persino in un ambiente di colleghi di lavoro. Si percepisce subito che non è un personaggio credibile, per quanto l’autore si sforzi di costruirvi sotto una storia che stia in piedi: quella della ragazza fidanzata, ma in “pausa di riflessione” col proprio tipo, e quindi libera di troieggiare (scusate di nuovo il francesismo) in giro senza farsi troppi problemi. Ora, ammesso e non concesso che sia così immediato che una ragazza in quella situazione voglia andarsene in giro a darla a destra e a manca per puro divertimento, dubito che lo farebbe mai tra colleghi di ufficio, per elementari ragioni di opportunità e prudenza.

Intendiamoci, ci sta benissimo, in un’opera di fiction erotica, che la protagonista femminile non sia una figura realistica e credibile, e sia piuttosto una spudorata proiezione dei desideri maschili. E’ una scelta che può rendere più o meno interessante l’opera da certi punti di vista, ma è sicuramente accettabile.

E’ nel momento in cui la strafiga Sara si invaghisce, contro ogni logica, dello sfigato Alberto e comincia a sbattergliela in faccia (ennesimo francesismo) che, da lettori, cominciamo a dare qualche segnale di insofferenza. Ogni sfigato sogna di incontrare una Sara che, senza bisogno di far nulla, ti salta addosso per farti la lap dance in minigonna, davanti a tutti; che ti dice che ti trova affascinante, irresistibile, sexy, eccetera; che trova persino il tuo profumo delizioso; che ti rivela che, per qualche oscura ragione, le scateni dentro le voglie e le fantasie più perverse e trasgressive. Però è piuttosto inverosimile che avvenga, e narrativamente sembra una forzatura piuttosto brutale.

Non è difficile, con tale personaggio femminile e tali premesse, mettere insieme un plot che prevede situazioni anche molto eccitanti. Situazioni nelle quali viene coinvolto anche l’altro collega, il giovane e bello Gianni, invaghito di Sara, che però Sara precisa essere solo un mezzo per stuzzicare Alberto anche con esperienze voyeuristiche. Il tutto prosegue su questi binari fino all’immancabile triangolo. Va detto che queste situazioni sono ben raccontate e sufficientemente morbose da essere abbastanza coinvolgenti. La maggior parte dei lettori più avidi di carnazza in questi casi tende a chiudere un occhio in modo complice sulle sbavature narrative. Ma una lettura più critica lascia la sensazione che l’autore si sia presa un po’ troppa libertà nel sistemarsi le cose a proprio comodo.

L’autore stesso, credo, si rende perfettamente conto della scarsa verosimiglianza della storia che racconta. Il titolo costituisce la classica excusatio non petita. Solo grazie a una irripetibile combinazioni di eventi quello che viene raccontato può succedere. Ma le perplessità rimangono.

Quello che possiamo fare è dare un taglio diverso all’analisi. Dare all’intera storia una lettura “simbolica”, interpretandola al netto delle forzature narrative. Anzi, usando le stesse forzature come chiavi interpretative. In questo modo i pezzi cominciano a combaciare e a fornire un disegno compiuto e convincente.

Abbiamo un uomo, Alberto, il protagonista, reduce da una serie di delusioni in campo sentimentale. Un uomo sfiduciato, anche e soprattutto di se stesso (nel testo lo ammette esplicitamente). Prima di tornare ad affrontare un’altra storia, un’altra donna, Alberto ha assoluto bisogno di ritrovare e riscoprire il proprio valore di uomo, soprattutto nell’ambito erotico. Deve percepire di avere qualcosa da poter offrire a una donna, anche sul piano sessuale. Il problema è che questo valore difficilmente un uomo può darselo da solo. C’è bisogno che a darlo, o più precisamente a riconoscerlo e a certificarlo, sia una donna. Un uomo si percepisce, in quell’ambito, in funzione di quello che gli ritrasmette la donna che gli è accanto. (Per inciso: tutto questo, sia pure con sfumature diverse, vale anche a sessi scambiati).

E’ un circolo vizioso. Se non percepisci il tuo valore non ti senti in grado di affrontare una nuova relazione con una donna. Ma al tempo stesso solo una donna può “darti” la percezione del tuo valore. Come se ne esce? (Dalle ultime file sento urlare “andando a puttane!” Faccio finta di non sentire, ma è un discorso che andrebbe approfondito).

A spezzare l’impasse interviene questa Sara, che non va vista come una donna vera e propria, ma come una specie di incarnazione della sessualità, quasi una dea del sesso in spoglie umane. Ecco che all’improvviso Alberto, da questa irrealistica Venere, si vede restituita (abbastanza gratuitamente) l’immagine di un micidiale uomo erotico, del tutto diverso dallo sfigato che egli stesso si sente. Sara infatti lo trova affascinante, conturbante, irresistibile, intrigante, capace di suscitare in lei gli istinti più perversi e più porchi. Insomma tutte le cose che un uomo sogna di sentirsi dire da una donna, per quanto riguarda il piano sessuale.

Sara riesce a farlo primeggiare nel confronto con il bellissimo Gianni, facendogli così vincere tutti i complessi verso uomini più giovani, più attraenti, più disinvolti di lui. Sara lo trasforma negli atteggiamenti, visto che, invece delle reazioni emozionate e impacciate che ci si aspetta da uno sfigato davanti alle effusioni e le provocazioni audaci della giovane dea, Alberto riesce incredibilmente, e sempre con maggior sicurezza man mano che si prosegue nella lettura, a sfoggiare un aplomb da Bogart d’annata e la disinvoltura di un navigato frequentatore dell’eros più spinto.

La dea Sara riesce persino nell’impresa di trasformarlo in un superdotato (sic!). In una delle prime occasioni (ma ce ne sono anche troppe durante tutto il romanzo) in cui Sara gli elenca le ragioni per cui è irresistibilmente attratta da lui, gli dice, come ultima voce della lista; “Si dice che tu sia anche ben fornito…“. Lui reagisce sbalordito. “Non riesco a crederci” pensa, “Non è vero, almeno non credo.

Stando alla lettera del testo, grazie a Sara, Alberto “scopre” di essere “ben fornito”. Ma un uomo di quell’età, con diverse esperienze alle spalle, dovrebbe verosimilmente avere un’idea di quello che si porta appresso nelle mutande. Non è credibile ci sia bisogno di qualcuna che te lo venga a dire, a 45 anni suonati, e prima ancora di averlo visto, se ce l’hai grosso o no!

Assurdo per assurdo, è più suggestivo pensare che sia la fatina Sara, con un colpo di bacchetta magica, a fare il miracolo di dargli un’attrezzatura “importante”. Alberto ne farà grande sfoggio in ogni momento hard della trama, e in particolare godrà del fatto di avercela più grossa e lunga di quella del rivale Gianni (becca e porta a casa!). E’ abbastanza evidente la valenza simbolica di questo miracolo, in linea con quanto detto sin qui.

Al termine di questo percorso iniziatico, fatto di amplessi all’aperto e al chiuso, di giochi voyeuristici, di situazioni a tre, Alberto viene così magicamente trasformato da sfigato a gran maschio da letto. A questo punto si rivolge all’altro personaggio femminile della storia, Simona, che sin dall’inizio gli aveva lanciato timidi ma inequivocabili segnali, e ovviamente Simona ci sta. Simona è una donna molto più realistica di Sara. Piacente, ma non bellissima. Con i giusti appetiti, ma con i ragionevoli freni e pudori e le immancabili insicurezze. Insomma una donna vera, non un’irrealistica dea.

Tutto torna. Prima di proporsi a Simona, e consumare con lei un finale sempre molto erotico, ma in chiave più dolce e romantica, Alberto aveva bisogno di riscoprire (con l’aiuto di Sara) il proprio valore di uomo. Perché avere a che fare con una donna vera è sempre molto più complesso e impegnativo, ma anche più appagante, per un uomo, di quanto possa mai essere giocare con i bollori di una Sara qualsiasi, bellissima, giovanissima, spensieratissima, arrapatissima, disponibilissima, fintissima.

Se questo è il messaggio che, con qualche alchimia, possiamo distillare da questo romanzo, il giudizio complessivo non può essere negativo. Chiudiamo un occhio sulle forzature narrative, apprezziamo la scorrevolezza dello stile e una mano sicura nel valorizzare l’aspetto più perverso di certe situazioni, e concludiamo che nel complesso è stata una lettura piacevole.

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Una Risposta to “La Dea del Sesso che ti Rende Uomo”

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  1. Il Sesso e l’Amore di “seconda fase” | ConSesso Aperto - 24 agosto 2014

    […] diverse abbiamo rilevato una situazione analoga, a sessi scambiati, nella recensione di “Un’irripetibile combinazione di eventi“, in cui il protagonista aveva bisogno di una dea del sesso per riscoprire il proprio valore […]

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