Il doppio “altrove” di Ashara

21 Gen

Immagine“Henrietta, la seduzione dell’innocenza” di Ashara – Damster Edizioni

Questo romanzo breve di Ashara è ambientato nell’Inghilterra di qualche secolo fa. L’epoca precisa non è specificata, ma il riferimento che di sfuggita fa un personaggio alle “colonie americane”, è un indizio che ci fa sospettare che non ci sia ancora stata la dichiarazione di indipendenza degli USA, e quindi potremmo essere in pieno ‘700.

La trama è molto semplice. Henrietta è una serva della famiglia Radcliffe, in una tenuta nobiliare. Ha una relazione segreta con lo stalliere, John, col quale progetta un futuro insieme. Ma John si rivela essere il tipico immancabile mostro maschile di tanta narrativa, erotica e non, scritta da penne rosa. Intrattiene infatti tresche segrete del tutto analoghe anche con altre servette della tenuta e, siccome è in procinto di partirsene per le Americhe, non ha nessuno scrupolo a ingravidare la povera Henrietta possedendola fino alla fine senza precauzioni, con una cattiveria e un cinismo davvero mostruosi.

Dopo la disperazione e le lacrime, Henrietta, anche lei con un cinismo non meno spiccato, concepisce un piano: circuire il giovane e inesperto rampollo della famiglia Radcliffe, Robert, fingendosi vergine, facendo così ricadere su quest’ultimo la responsabilità del proprio stato interessante.

La simpatia che proviamo per Henrietta, e per la diabolica trama che questa ordisce, sarebbe problematica se riportata in un contesto attuale. Immaginiamo una collaboratrice domestica dell’Est Europa che si fa mettere incinta da un connazionale poco-di-buono, per poi adottare comportamenti (passatemi il francesismo) da puttana con il rampollo della famiglia benestante presso cui lavora al fine di addossare a lui la colpa del misfatto ed ottenere qualche forma di risarcimento economico. Forse la simpatia non sarebbe esattamente la stessa.

Ma questo è l’effetto dell’escamotage dell’altrove cui Ashara ricorre spesso (ma non sempre). Quando un personaggio adotta comportamenti (sessuali) in contrasto, diciamo così, con l’ordine costituito, un autore si trova sempre nella posizione scomoda di dover, in qualche misura, prendere una posizione. Ma se l’ordine costituito è quello di un altro posto e un altro tempo, o addirittura di un universo immaginario, la cosa è molto più gestibile per l’autore, evitando grattacapi e responsabilità. Noi lettori contemporanei sappiamo che quella società era ingiusta e sbagliata, per cui non ci crea nessun problema fare il tifo per Henrietta che ne viola le regole.

In più c’è il vantaggio di offrire ai lettori (perlomeno a quelli che lo apprezzano) il piacere della ricostruzione di un ambiente di altrove, quando, come in questo caso, è ben riuscita.

Un personaggio di una storia erotica, soprattutto se femminile, non deve tuttavia vedersela solo con l’ordine costituito esteriore, per intraprendere comportamenti un po’ trasgressivi. Deve vedersela anche con tutta una serie di freni, inibizioni e vincoli interiori, che possono essere di tipo morale, culturale, religioso, o anche di opportunità pratica (“mai darla gratis”).

Entra qui in scena un’altro escamotage che la situazione di Henrietta mette a disposizione, quello dell’alibi (che poi significa proprio altrove). Henrietta non seduce Robert per togliersi un peccaminoso sfizio. Lo fa per sottrarsi a una situazione di vita oggettivamente disperata. E quindi tutte le componenti interiori di tipo morale, religioso, ecc., vengono tacitate dall’alibi della causa di forza maggiore. Henrietta in realtà prova assai gusto nel fare la porcella con il giovane ed inesperto rampollo, ma non avrebbe mai fatto nulla del genere se non avesse avuto tale alibi.

E’ sempre uno snodo cruciale in tutta la letteratura erotica (e, perché no, forse persino nella sessualità tout court) quello di mettere un personaggio femminile nelle condizioni in cui (credibilmente) possa mollare freni e inibizioni e liberare le proprie pulsioni erotiche. Nel caso di Henrietta si tratta di un calcolo un po’ cinico per togliersi dai guai e sistemarsi, e rientra nei casi non rari in cui lo si fa per convenienze pratiche. Non è la soluzione più poetica, quale sarebbe l’amore e l’attrazione per un qualche irresistibile principe azzurro. Non è nemmeno la situazione più eccitante, che è quella in cui le pulsioni erotiche diventano così prepotenti da sradicare da sole le catene di freni e inibizioni interiori. Però narrativamente funziona bene e ci permette di apprezzare il gusto di correttezza politica del piccolo riscatto sociale che una giovane donna, da una situazione di partenza molto svantaggiosa, ottiene con le sue sole forze.

Un altro elemento che si può apprezzare nel testo è l’atmosfera che si crea in certi momenti tra la protagonista e il rampollo Robert, nei loro numerosi incontri erotici. Lui è del tutto inesperto e vergine, lei è molto più smagata ma non è certo navigatissima, e in ogni caso deve fare lei stessa la parte dell’ingenua inesperta. Quindi i due giovani si trovano spesso ad esplorare strade e combinazioni erotiche per loro inedite (o presunte tali) con un candore che ricorda vagamente situazioni alla Laguna Blu. Sono momenti che ho trovato molto riusciti e coinvolgenti.

Una notazione particolarmente positiva la merita lo stile narrativo. Ashara adotta un linguaggio con una leggerissima inclinazione verso uno stile un po’ formale e ampolloso, che evoca perfettamente l’austero contegno esteriore tipicamente anglosassone cui nobili e servitori erano tenuti in un contesto come quello. Riesce tuttavia a farlo senza sacrificare nulla in scorrevolezza e ritmo, e la lettura fila sempre molto piacevolmente.

Forse la trama procede in modo un po’ troppo lineare. Dal momento in cui Henrietta progetta il piano in poi la storia si dipana abbastanza prevedibilmente sui binari che ognuno si aspetta. C’è un minimo di suspance quando si presenta come ospite alla tenuta un certo signor Lucas che in passato aveva abusato di Henrietta e che quindi avrebbe potuto smentire che la protagonista fosse vergine quando ha cominicato a intrattenersi con Robert. Ma questa sorpresa non è stata sfruttata narrativamente, e il signor Lucas se ne scompare dalla scena dopo qualche pagina senza colpo ferire.

La relativa mancanza di svolte sorprendenti nella trama tuttavia non compromette la riuscita complessiva dell’opera, perfettamente all’altezza di ciò che ci si può aspettare da un’autrice come Ashara, consolidata garanzia di letture piacevoli e di indubbio livello.

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Una Risposta to “Il doppio “altrove” di Ashara”

  1. Michele 21 gennaio 2014 a 14:51 #

    letto e apprezzato molto (come tutti i suoi del resto) 😉

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