Le Crocerossine, la Bolognese atipica e lo “Schema BB”

23 Nov

aigleIn Paradiso di Antonella Aigle – Damster Edizioni

Oggi vi racconto una storia, anzi diciamo meglio: uno schema di storia. C’è un uomo ricco e potente, che occupa un qualche tipo di posizione preminente, ma è immerso in valori, situazioni, atteggiamenti, che sono deteriori e (in genere) maschili, che gli causano un qualche tipo di problema, o comunque lo rendono, in senso più o meno figurato, un mostro. C’è poi una donna, di origini umili, o non particolarmente altolocate, ingenua, innocente, candida di cuore. La donna per qualche circostanza si trova ad avere a che fare con questo uomo, se ne innamora, sfida la sua mostruosità e infine, con la sola forza del proprio amore incondizionato e puro, riesce a redimerlo e a trasformarlo in un principe azzurro ideale. (Sempre lasciandolo ricco sfondato, però: la purezza e l’innocenza evidentemente non vengono infastidite dalla presenza di cospicui patrimoni).

Questo schema lo ritroviamo innanzitutto, in modo molto fedele, nella fiaba de La Bella e la Bestia; proprio per questo, nel seguito di questo articolo, lo chiamerò, per brevità, “Lo schema BB“. Ma possiamo anche riconoscerlo, per esempio, nella fiaba cinematografica moderna di Pretty Woman, dove la mostruosità dell’uomo non è ovviamente fisica, ma sta nel suo essere un affarista cinico e senza scrupoli.

Entrando nell’ambito che più ci riguarda, quello della letteratura erotica, credo che chiunque abbia riconosciuto in questo schema il canovaccio di base delle celeberrime Sfumature, e quindi a cascata di tutta la paccottiglia che vi si ispira o le imita, riuscendo spessissimo (e non è affatto facile) a offrire qualcosa di peggiore dell’originale.

Lo schema BB, a guardarlo bene, ha molti aspetti discutibili e contestabili. Tralasciamo il discorso della mostruosità maschile agli occhi delle donne, che è complesso e porterebbe via troppo spazio. Di sicuro questo schema, e tutte le storie che lo incarnano e lo promuovono, contribuiscono a diffondere nel mondo femminile la tragica e disgraziata convinzione che una donna possa cambiare e migliorare un uomo afflitto da evidenti tare con la sola forza del proprio amore. E, quel che è peggio, viene promossa  tra le donne la tendenza a infatuarsi di soggetti innegabilmente problematici, proprio perché spinte dalla sindrome della crocerossina che cerca i più bisognosi. L’esperienza pratica dimostra che moltissime donne in questo modo si sono condannate con le proprie mani a lunghi anni (talvolta vite intere) di sofferenze e frustrazioni. Se poi qualcuna ha fatto il miracolo, tanto di guadagnato, e siamo tutti contenti. Ciò non toglie che sarebbe consigliabile, secondo me, che una donna prima di scegliere prenda le misure a un uomo per quello che è, non per quello che spera di farlo diventare.

Ma c’è forse anche di peggio. Diffondere sottilmente la convizione che sia necessario l’intervento di una donna per rendere migliore un uomo, per liberarlo dalle proprie tare, dalla propria (vera o presunta) mostruosità, è piuttosto dannoso per gli stessi uomini. Un uomo deve imparare da solo a fronteggiare, gestire e trasformare in valore, la propria mascolinità, che non ha assolutamente niente di mostruoso se vissuta pienamente e non repressa. Se un uomo si convince che il suo valore deriva dalla donna che gli è accanto, cosa pensate che succeda se arriva il giorno in cui la donna legittimamente decide che ne ha avuto abbastanza e lo molla?

Un uomo che abbia la percezione del proprio valore interiore, se perde una donna che ama sicuramente ci soffre, come è giusto che sia. Tuttavia è in grado di farsene dignitosamente una ragione, e tirare avanti convinto di continuare ad avere qualcosa di buono da offrire a un’altra. Ma se la Bella della fiaba, molla il bellissimo principe, condannandolo inesorabilmente a tornare la Bestia che era prima e restare tale per il resto dei suoi giorni, non ci si può sorprendere troppo che lui abbia reazioni disperate, incontrollabili e eccessive.
Si parla tanto di violenze sulle donne e di femminicidi da parte di ex partner mollati; troppo spesso i discorsi si trasformano in atti d’acccusa alla maschilità. E’ vero il contrario: è la continua denigrazione della maschilità a creare uomini incapaci di percepire il valore dell’appartenenza al proprio genere, e a farne soggetti totalmente dipendenti dalla donna, che poi impazziscono e quando la perdono. Un uomo ragionevolmente convinto del proprio valore intrinseco, non si abbassa ad assumere umilianti (per chi li fa) atteggiamenti persecutori, né tantomeno a commettere atti di violenza e omicidi. Non è l’orgoglio a dettare queste reazioni, ma semmai l’esatto opposto, la mancanza di ogni autostima e fiducia in se stessi.

Sto forse dicendo che lo schema BB è responsabile dei femminicidi e delle violenze sulle donne? Forse è troppo. Rifugiamoci nella litote e diciamo che non aiuta a risolvere il problema. Aggiungiamo però che gli uomini più a rischio di comportamenti di quel bruttissimo genere tendono a essere abbastanza identificabili con quelli per cui vanno matte le donne con la sindrome della crocerossina. Forse questa sindrome è meglio non incoraggiarla. Riflettiamoci.

Dopo questo lunghissimo preambolo veniamo finalmente a “Il Paradiso” di Antonella Aigle. Siamo di fronte all’ennesima incarnazione dello schema BB? In parte sicuramente sì. Il protagonista maschile del romanzo è un famoso attore porno americano (e quindi anche abbastanza ricco), che viene a farsi qualche settimana di vacanza in Italia, e più precisamente sulla costa Abruzzese, in una suite extralusso di un albergo di altissimo livello. Incarna i valori deteriori (e quindi maschili, nella logica sessista dello schema) del sesso senz’anima, mercenario, quantitativo, volgare. E ovviamente ha un problema: pare che nelle ultime riprese girate abbia avuto qualche difficoltà a tirar su lo strumento di lavoro.
La protagonista femminile, Francesca, è una giovane donna che lavora nel settore alberghiero; non l’ultima delle cameriere, ma nemmeno una manager altolocata e strapagata. E’ molto pura e innocente, se è vero che quando la consociamo all’inizio del romanzo l’ha fatto solo con un uomo, sempre nella stessa posizione, e senza mai usare altri buchi che non fossero quello principale.
Inoltre, la redenzione del protagonista, sia dal problema, sia dal suo mondo deteriore, puntualmente avviene.
Possiamo concludere che lo schema BB lo riscontriamo in pieno, e quindi inevitabilmente scatta la mia personale condanna “ideologica“, secondo quanto scritto sopra.

Però, per fortuna, non tutto il romanzo aderisce allo schema BB.

La mia sensazione è che lo schema BB corrisponda abbastanza fedelmente a quello che aveva in mente l’autrice quando si è messa a scrivere.
E’ evidente che scegliere come mostro un attore porno e condannarlo alla pena dantesca di una fase di disfunzioni erettili è una precisa scelta ideologica. Così come quella di immaginare una protagonista femminile così pura, ingenua, e sessualmente inesperta da rasentare i limiti del credibile, considerando l’età presunta e il fatto che, come tutto il romanzo lascia capire, trattasi di una ragazza sicuramente avvenente. Quando si è mai vista al mondo una bolognese intorno ai 25-30 anni che sa fare benissimo i tortellini ma non ha mai fatto pompini? In narrativa la verosimiglianza può essere forzata, ma ci sono dei limiti invalicabili. Cioè, va bene le favole, ma non esageriamo.

Questi sono indizi abbastanza rivelatori dell’impostazione ideologica iniziale. Poi però in corso d’opera lo schema BB viene un po’ annacquato, e subentrano, non sappiamo fino a che punto per scelta consapevole, altri temi e altri motivi. Chissà, forse, nello svolgimento della trama, l’autrice si è fatta un po’ ingolosire dal protagonista maschile, percependolo un po’ meno mostruoso di quanto l’impostazione ideologica iniziale presupponesse.

Si cerca di dipingere una contrapposizione tra Big J Gerald. “Big J” è il nomignolo con cui il protagonista è noto come attore nel suo mondo, e quindi nello schema BB rappresenta la Bestia; “Gerald  invece è il nome di battesimo che l’uomo non usa nell’ambiente porno, e rappresenta quindi il principe azzurro che l’uomo potenzialmente è, una volta liberato dalle tare del mostro. Questa contrapposizione viene dialetticamente mantenuta per tutta la durata del romanzo. Però, da un certo momento del romanzo in poi, quando si entra nel vivo delle interazioni tra i due, notiamo che né l’autrice né tantomeno Francesca, sembrano infastidite dal fatto che lui a letto con quest’ultima sfoggi l’abilità, l’esperienza, la fantasia, il mestiere, le doti e anche quella sottile vena di perversione, che sono senza dubbio farina del sacco di Big J e non dell’idealizzato Gerald.

Notiamo anche che il problema della disfunzione erettile viene rapidamente tolto dalla scena senza essere stato sfruttato narrativamente. Notiamo che la purezza e l’innocenza della protagonista diventano un pallido ricordo non appena la temperatura sale e lei comincia a scatenarsi. Ma soprattutto notiamo che sparisce ogni connotazione di mostruosità dalla sessualità di Big J. Le pratiche raffinate, piccanti e trasgressive cui Gerald/Big J induce la protagonista, sono presentate senza il minimo dubbio come cosa buona e giusta.

Così allo schema BB si sostituisce, a narrazione in corso, un altro tema classico e archetipico della fiction erotica: quello dell’iniziazione. Quello in cui la donna sessualmente inesperta viene guidata da un uomo, che invece è piuttosto esperto, a esplorare angoli ancora sconosciuti della propria sessualità. Questa fase del romanzo, che segue uno schema pienamente erotico (e non prettamente antierotico come quello BB), è sicuramente la più riuscita, intrigante, coinvolgente e divertente.

Nell’ultima parte (non voglio dare troppi dettagli del finale, per non rovinare il piacere di scoprirlo a chi non avesse ancora letto il libro) la parentesi erotica viene frettolosamente chiusa per impostare un lieto fine tipicamente “rosa“. E qui dobbiamo registrare il tipico escamotage un po’ ipocrita delle autrici erotiche (o sedicenti tali) della corrente romantica. La storia vista nel suo complesso sembra propugnare i grandi valori romantici dell’amore che viene prima del sesso, della purezza, dell’innocenza, della semplicità, del ritorno alla terra, alle radici, alla casa, alla famiglia. Ma le parti erotiche per funzionare devono allinearsi a schemi diversi, e ciò avviene o per scelta cosciente, o perché le autrici lasciano scorrere un po’ più liberamente gli ormoni mentre scrivono quei passaggi. C’è poco da fare: a letto un porcone di pornoattore, capace di coltivare gli istinti perversi della novizia, continua ad essere preferibile al buon nonno Armando che ha passato una vita sui campi e che al massimo coltiva le rape.

Quando Francesca e Gerald ci danno dentro sul serio, con grande piacere anche di noi lettori, nessuno dei due pensa all’altro come la donna/l’uomo della vita, con cui sistemarsi e metter su famiglia. Per ognuno dei due, l’altro/altra è un partner che suscita grande attrazione erotica, e con cui divertirsi alla grande e senza freni nei pochi giorni a disposizione, prima di riprendere ognuno la sua strada. Alla faccia di ogni romanticismo. Questa è una circostanza che ha un significato e fa la differenza.

Dal punto di vista più strettamente letterario, lo stile con cui è scritto il romanzo risente delle modalità operative dell’autrice. Antonella è una scrittrice spontanea, istintiva, che butta giù quello che le viene con grande naturalezza e produce un testo abbastanza buono già in prima passata. Poi però il testo rimane più o meno quello, senza particolari rielaborazioni. Ne risulta una narrazione non sempre ottimale e non sempre pienamente efficace. Non sempre il ritmo narrativo, la capacità evocativa e le dinamiche dei dialoghi sono convincenti. Manca un po’ di concinnità. Talvolta ci si dilunga eccessivamente in descrizioni non particolarmente significative nell’economia della storia; altre volte alcune situazioni e alcuni concetti vengono invece smarcati troppo frettolosamente.

La narrazione si svolge in terza persona, quasi sempre dal punto di vista di Francesca. E’ un’ottima scelta. Forse andava mantenuta coerente per tutto il romanzo, eliminando il quasi. Quando viene assunto, di tanto in tanto, il punto di vista di Gerald, ho la sensazione di una stonatura o di una smagliatura. Il passaggio del punto di vista non è gestito con troppa disinvoltura. Ma al di là del rilievo tecnico, probabilmente sarebbe stato più efficace lasciare nel mistero i veri pensieri di lui, lasciando i lettori nelle stesse condizioni di Francesca che deve interpretarlo sulla base di quello che dice e di quello che fa. Forse sarebbero stati ancora più riusciti i vari colpi di scena che accadono nel finale. Sottolineo “ancora più” perché comunque anche così li trovo narrativamente ben riusciti.

Riassumendo: un po’ lento l’inizio (quasi un terzo del romanzo scivola via senza che comincino seriamente le danze). Molto buona la parte centrale, quella più erotica, anche se ci si dilunga un po’ troppo sulle attività agricole della tenuta e sulle ricette della nonna. Avrei preferito un po’ meno “linea verde” tra le luci rosse. Il finale è molto Harmony, ma ben scritto e abbastanza efficace. Complessivamente una lettura divertente e a tratti davvero intrigante che vale il prezzo del libro, elettronico o cartaceo che sia.

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Una Risposta to “Le Crocerossine, la Bolognese atipica e lo “Schema BB””

  1. Antonella Aigle 23 novembre 2013 a 23:11 #

    GRAZIE XLATER…..sei VERAMENTE un grande!!:)

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