La doppia Eva e i demoni di Allie

14 Ott

confevaLe confessioni di Eva di Allie Walker – Eros Cultura Edizioni

“Le confessioni di Eva” si presenta come la storia, narrata in prima persona, di una bella e giovane ragazza, che si fa largo nella vita usando senza scrupoli il proprio corpo, fino ad ottenere successo strepitoso nel lavoro, piena agiatezza economica, visibilità come scrittrice e, udite udite, persino l’amore con un partner ideale.

Dico “si presenta” perché a un livello più profondo le cose non stanno così. Forse “Le confessioni di Eva” è in realtà una testimonianza del conflitto interiore di una donna (e non mi riferisco necessariamente a Eva) con i propri demoni, più precisamente con il demone della sottomissione.

Capita spesso in letteratura, non solo in letteratura erotica, che i romanzi nascano dalla ricucitura di racconti scritti in precedenza, più o meno aggiustati e riadattati all’uopo. Si possono fare decine di esempi di successo. Queste “Confessioni” hanno una genesi dello stesso tipo, e lo sa chiunque frequenta i siti web e altri luoghi virtuali dove questi racconti sono stati pubblicati in passato.

Purtroppo tra il momento in cui racconti originali sono stati scritti nella prima stesura, e il momento successivo della ricucitura, l’autrice si è trovata con due atteggiamenti psicologici, emotivi e ideologici ben distinti, direi addirittura opposti, cui corrispondono due caratterizzazioni altrettanto antitetiche per il personaggio della protagonista.

Abbiamo una modalità uno, quella dei racconti originali, in cui Eva è del tutto succube del demone della sottomissione. Subisce passivamente, o addirittura perversamente cerca, situazioni in cui uno o più uomini dotati del necessario atteggiamento autoritario, nonché quasi sempre di un immancabile posizione di superiorità sociale (tipicamente un capufficio, o una qualsiasi persona “importante” da cui in qualche modo lei dipende), si impongono, la rimproverano, la puniscono, abusano sessualmente di lei in tutti i modi. L’autrice stessa, in questa modalità, è complice di Eva, facendole fare e facendole succedere tutto ciò che serve per metterla in difetto di fronte al capo, in modo da dover abbassare lo sguardo e accettare tutte le conseguenze.

Abbiamo poi una modalità due che invece ci presenta un Eva tutt’altro che sottomessa al mondo maschile, anzi l’esatto contrario. Un’Eva che disprezza gli uomini. Un’Eva capace di guadagnare soldi a palate facendo la money mistress, la padrona sadomaso a pagamento, con uomini ricchi e facoltosi. Un’Eva cinica e spietata con degli obiettivi precisi, e prontra a sfruttare la propria bellezza per manipolare gli uomini intorno a sé come burattini.

Concepire e compilare un romanzo nella modalità due, usando come mattoni i racconti scritti nella modalità uno era evidentemente una battaglia persa in partenza.
Basti pensare che in tutto il romanzo Eva viene descritta solo una volta all’opera in quella che secondo il plot complessivo dovrebbe essere la sua identità sessuale principale, ossia quella della mistress dominatrice. Sono invece almeno una decina le scene in cui lei è alle prese con un partner che si impone con le cattive (sia pur con sfumature diverse di volta in volta) e la sottomette.

Spesso per risolvere la contraddizione l’autrice inserisce in queste scene delle brevi frasi, assenti nel testo originale dei racconti, a intervalli periodici, quasi come fosse una specie di lardellatura letteraria.
Così mentre ci viene descritta Eva che si fa piegare docile a 90° dal padrone di turno e si lascia infilare due dita da dietro nella vagina (dita che poi vengono estratte puntualmente grondanti di umori), arriva di tanto in tanto la precisazione che Eva, badate bene, sta solo fingendo, lo sta facendo apposta, è solo un diabolico piano per irretire il malcapitato di turno e piegarlo ai suoi oscuri fini.

L’esigenza di dover inserire mattoni della modalità uno nel plot ideato in modalità due ha costretto talvolta Allie ad aggiustamenti forzosi piuttosto acrobatici e spericolati sul piano narrativo.
Per esempio ad un certo punto del romanzo Eva sta guadagnando talmente tanto dalla sua attività di money mistress da essersi comprata un appartamento dove allestire un locale attrezzato atto ad esercitare la professione (un dungeon, come lo chiamano gli adepti) e persino di assumere a tempo pieno una segretaria che gli organizzi l’agenda degli appuntamenti. Eppure, nello stesso momento del romanzo, la vediamo disposta a prostituirsi per convincere un certo tizio ad assumerla come impiegata nel proprio ufficio.

Ancora meno convincente è l’epilogo. Lasciamo Eva nell’ultimo capitolo in piena modalità uno, inginocchiata sulla moquette di un aereo privato a servire oralmente uno dei suoi capi, usata come giocatolo sessuale che i capi condividono e spesso offrono ai clienti importanti. Poi basta un “Sei mesi dopo…” e la ritroviamo padrona incontrastata della stessa azienda, sposata con il manager più carino del mazzo, teneramente innamorato di lei, con la sfiziosa possibilità di vendicarsi sugli altri capi, che ovviamente, soggiogati dal suo fascino, si sono messi in fila per servirla da schiavi. Come se non bastasse è anche in procinto di lanciare in pompa magna il libro delle sue memorie, destinato a sicuro successo: “Le Confessioni di Eva“.

Allie Walker dà il meglio di sé come autrice di narrativa erotica quando lascia liberi i propri demoni (ma direi che questo vale per tutti noi autori di erotismo). Quando ci riesce trovo che riesca ad elevarsi ben oltre la media di quello che si legge in giro. Quando invece tacita i demoni e lascia spazio all’ego, a mio giudizio, è una scrittrice meno interessante, e la confusione tra le due modalità sicuramente non l’ha aiutata a maneggiare con disinvoltura una struttura narrativa abbastanza complessa.

Le va riconosciuto che in qualche passaggio, pur con tutte le incongruenze cui accennavo, riesce a creare anche un po’ di piacevole suspence da thriller. Ma il pregio di questo romanzo, secondo me, sta tutto in quello che resta della Eva modalità uno, da contemplare archeologicamente, come quando ammiriamo le vestigia di un superbo tempio pagano, cercando di cancellare con la mente tutte le tracce del fatto che nei secoli sia stato riadattato a modesta chiesetta cristiana.

Eleviamo allora un tempio ai demoni di Allie, perché tornino a possederla e la inducano a produrre ancora pagine indimenticabili di erotismo al calor bianco, come nei suoi momenti migliori.

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Una Risposta to “La doppia Eva e i demoni di Allie”

  1. Allie Walker 1 novembre 2013 a 22:42 #

    Reblogged this on alliewalkerblog and commented:
    Scrivi qui i tuoi pensieri… (opzionale)

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