Collezionismi velleitari

5 Ago

lacollezionista1La collezionista di Rossella Bernardi – Faligi Editore

Da sempre la sindrome del Collezionista in ambito erotico è appannaggio maschile. Il play boy, il tombeur de femmes, il Don Giovanni, il Casanova, è tipicamente un maschietto. Atteggiamento deteriore, condannabile, ma sempre latente negli uomini, come inestirpabile inclinazione.

Non mancano modelli di donne particolarmente inclini ad accompagnarsi con partner diversi, dalle ninfe della mitologia (eponime della ninfomania) all’archetipo moderno della sessualità poligamica che secondo me è ben rappresentato da Catherine Millet e dal suo scandaloso romanzo autobiografico. Ma questa è un’inclinazione non ha mai le caratteristiche di un vero e proprio collezionismo di uomini.

Ci sono donne che collezionano spasimanti, ma ciò tipicamente accade con la tecnica collaudata del prometterla a tutti senza darla a nessuno: siamo su un piano ben distinto. Oppure si può dire che ci sono donne che collezionano esperienze, ma è cosa diversa dal collezionare uomini, dallo sfruttare uomini per il proprio piacere in modalità usa-e-getta.

Il concetto di collezionismo porta in sé la presenza di un possesso. Il collezionista possiede gli oggetti della sua collezione. Non c’è nulla del genere nelle ninfe, nelle etere, e nelle Catherine M.. Nel parlato corrente quando c’è un amplesso è l’uomo a possedere la donna. La donna non è affatto priva di istinti possessivi nei confronti dell’uomo, tutt’altro. Ma il possesso che cerca una donna si realizza e si manifesta soprattutto fuori dal letto, il letto semmai è uno dei mezzi per ottenerlo. Inoltre la possessività femminile, quando si manifesta, è sempre associata ad un impronta monogamica: Un solo uomo, ma tutto mio, e non ne resti nulla per il resto dell’universo.

Ebbene, il solo titolo, La collezionista, di questo romanzo di Rossella Bernardi, prima ancora di leggere una riga di testo, spazza via tutto questo. E’ un manifesto, una rivoluzione copernicana, una ridefinizione completa di atteggiamenti, di ruoli, di rapporti.

Lavinia, la protagonista di questo romanzo, ci si presenta nelle prime pagine proprio come ce l’aspettavamo. Non giovanissima, appena sopra la quarantina, ma ben messa, sexy, affascinante, elegante, seducente. “Una femmina di cobra arrampicata su tacco 12” si autodefinisce, e la troviamo subito in caccia. E’ in attesa di un uomo che non conosce, nell’ennesimo appuntamento al buio della sua carriera. Non sembra troppo emozionata. E’ esperta, cinica, smaliziata, conosce tutte le mosse e le contromosse della situazione che si accinge ad affrontare.

Avrei davvero avuto voglia di vederla all’opera, questa micidiale collezionista. Ma in realtà nel romanzo questo non succede. Ottavio, l’uomo che incontra in questo appuntamento, sebbene non sembri aver nulla di particolarmente eccezionale come uomo, riesce subito a uscire dagli schemi, a scompaginarle i piani, a svincolarsi dall’abbraccio mortale della femmina di cobra, a prendere decisamente il controllo della situazione. Da lì in poi l’annunciata rivoluzione copernicana dell’eros sfuma in una delle situazioni più comuni dell’immaginario erotico: quella dell’uomo iniziatore che trascina una donna in evidente sudditanza psicologica in varie situazioni trasgressive. La femmina di cobra diventa una lucertolina addomesticata, pronta a eseguire gli ordini. L’uomo le manda di tanto in tanto dei laconici SMS per indicarle a che ora farsi trovare pronta e come vestirsi, e lei puntuale esegue, senza nemmeno chiedere cosa l’aspetta di volta in volta. Il finale del romanzo (non svelo i dettagli) certifica ulteriormente, al di là di ogni possibile dubbio, che la protagonista per tutta la durata della storia è solo un giocattolo erotico nelle mani indifferenti dell’uomo. Come ha fatto lui a ottenere questa influenza dominante? Non è stato così complicato: un mazzo dei fiori giusti ogni tanto, un buono spesa senza limiti per un negozio di intimo raffinato, cose di questo tipo. Soprattutto, in generale, lo sfoggio ipnotizzante di ricchezza e potere. Stringi stringi, la micidiale collezionista si rivela una banale donnetta come tante altre, facilmente manipolabile con gli ingredienti più classici. Il suo essere collezionista non lo vediamo mai all’opera. Lo dovremmo prendere per buono sulla parola, in base ai vaghi riferimenti al passato. La rivoluzione è fallita, compagne, si torna a casa.

Questo è ciò che dice il romanzo. Ma è lecito chiedersi se sia anche ciò che intendeva comunicare l’autrice quando lo ha ideato e poi scritto. Perché Rossella è lungi dall’essere una semplice descrittrice di scene hot. Si percepisce nelle sue parole una grande profondità di analisi e introspezione psicologica, arricchite da intelligenza e cultura. Non capita tutti i giorni di leggere di edipo non risolto su un romanzo erotico, come fa Rossella quando ci presenta un toy boy con cui Lavinia si sfoga momentaneamente delle frustrazioni che accumula con Ottavio. Persino lo stile di scrittura riluce di questa profondità e ne guadagna in efficacia: Rossella non è solo corretta, elegante e scorrevole, ma sa ogni volta mettere a fuoco il particolare giusto per farci capire quello che sta succedendo nella storia dietro ai meri fatti.

Ebbene ci interessa capire se c’è un messaggio da parte dell’autrice e quale sia.

La protagonista non vive queste esperienze con particolare entusiasmo. Si presta per inerzia, direi quasi per partito preso, ma le vive freddamente e stancamente e lo si percepisce dal tono cinico, disincantato, amaro, che usa per raccontare. Lo stesso Ottavio spesso sembra freddo, poco coinvolto, talvolta espliciatmente annoiato. Né (ovviamente) queste esperienze trasmettono particolari brividi erotici a chi legge. Inoltre è impossibile non notare come queste esperienze che di volta in volta Ottavio offre alla protagonista sembrano studiate appositamente per umiliare l’anelito di potere che una sedicente collezionista sembrerebbe bramare. Tutte situazioni intrinsecamente al di fuori dell’ambito di influenza di Lavinia e che ne evidenzino i limiti di donna, single, non più giovanissima: l’omesessualità maschile, il profumo ormai irrimediabilmente perso della gioventù, il transessualismo, lo scambismo. Fino alla perversione più estrema e più irraggiungibile: il matrimonio. Studiate appositamente, dicevo: ma da Ottavio o dall’autrice? Rossella ha davvero scritto questo romanzo con l’intenzione cosciente di distruggere il modello della collezionista? Per punire la protagonista che anela ad identificarsi con quel modello?

Forse. Ma potrebbe non essere così. Non sempre chi scrive ha (né vuole avere) il perfetto controllo di quello che esce dalla propria tastiera. Non sempre si parte con un progetto già definito. Può capitare di partire per un viaggio con una certa meta nella testa, e poi durante il viaggio trovarsi a cambiare idea, cambiare direzione, forse addirittura perdersi. Un paradigma tutt’altro che infrequente per chi vive la scrittura visceralmente e la sente più come uno strumento di introspezione, una specie di trivella per scandagliare i recessi della propria anima, piuttosto che come mezzo di comunicazione verso l’esterno.

Quindi non è da escludere che l’autrice avesse davvero l’ambizione di creare e far vivere il personaggio di una vera “collezionista” come modello vincente di donna in ambito erotico. L’enfasi con cui ce la presenta all’inzio autorizza a sospettarlo. Ma poi, come abbiamo visto, è bastato farla vivere per un paio di pagine, farla interagire con un interlocutore, per vederla ripiombare nella tipica dipendenza dalla mascolinità. Ancor peggio, da una mascolinità nelle vesti peggiori, squallida, arida, arrogante, vessatoria, che si realizza nella ricchezza e nel potere, che vive di sopraffazione, che concepisce persino il vizio erotico come consumo voluttuario, come degradante status symbol.

Il modello della collezionista è allora un’ipotetica, probabilmente utopica, risposta, che alla prova dei fatti (persino dei fatti narrati, immaginari) si è dimostrata fallimentare. Ma quello che conta davvero, più che la risposta, è la domanda che c’è dietro.

La domanda sta nell’esigenza che molte donne avvertono di ridefinire il modo di approcciare e di rapportarsi con l’universo maschile. Ipotizzare una collezionista è una provocazione, una ripicca, al limite un desiderio di vendetta per qualche donna che talvolta può essersi scoperta collezionata dal farfallone del caso. Ma, come detto, la rivoluzione fallisce. E, per quanto Ottavio non le offra che frustrazioni e degradazione, lei non riesce a liberarsene, continuando a rendersi disponibile alle sue richieste, fin quando non è lui a liberarsi del giocattolo. Lavinia, pavlovianamente, non riesce ad emanciparsi dalla presenza di un uomo che sia centrale nella sua vita erotica, anche se non le offre nulla di entusiasmante. L’esatto contrario, anzi, l’estremo opposto, della collezionista di uomini oggetto, di uomini usa-e-getta, che lei pretende di incarnare..

Non è un caso se i momenti di maggior intensità erotica sono di tipo saffico, quando Lavinia scopre che la sua vecchia amica Anna si è convertita al lesbismo ed ha l’occasione di spiarla con la sua giovane partner Cecilia, e quando la protagonista stessa ha momenti di intimità (oppure quando si intrattiene in pubblico) con Nora, la giovane cecoslovacca compagna del fratello gemello di Ottavio. Quando viene meno la necessità ansiogena di rapportarsi col mondo maschile tutto è più rilassato e tranquillo. Lo stesso Ottavio in fondo sembra diverirsi di più col giovane nipotino gay passivo Antonio, e con la (immancabile) trans brasileira, che con le donne.
Ci si potrebbe chiedere se non sia quella la soluzione, anche se personalmente il richiudersi nell’omosessualità come risposta alle problematiche di approccio dell’altra metà del cielo la vedrei più come una fuga (persino un po’ vile) che come una vera risoluzione.

Forse l’errore di fondo è un altro. Lavinia forse pensa che la dipendenza dal maschile in cui suo malgrado (“la collezionista” era partita con ben altre intenzioni) si ritrova invischiata sia una dipendenza di tipo meramente erotico-sessuale. E allora, si chiede giustamente, perché non dovrebbe funzionare il modello della collezionista? Mi prendo da più uomini usa-e-getta il piacere e le emozioni che potrebbe darmi uno solo. Ma le cose potrebbero non stare così. Potrebbe essere una dipendenza di tipo affettivo. E qui si aprirebbe un mondo di considerazioni.

Lasciamo la questione in sospeso. Fiduciosi che il secondo ebook a tema erotico di Rossella, “Il lato oscuro”, oltre a rivelarsi interessante e di piacevole lettura quanto questo, ci offra qualche ulteriore spunto per rifletterci su.

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