Un’eroina troppo “viziata”

24 Lug

fraletuemani

Fra Le Tue Mani di Mariella C. – Damster Edizioni

Una giovane donna di nome Marlui (acronimo, suppongo, di Maria Luisa), trentenne, viene abbandonata dal suo fidanzato. Poche ore dopo incrocia casualmente un altro uomo, uno sconosciuto, da cui si sente particolarmente attratta. Passano ancora poche ore e scopre (ma quale mirabile coincidenza!) che lo sconosciuto ha un’attività lavorativa contigua alla sua. Passano ancora poche ore e viene fuori (ma quale ulteriore mirabile coincidenza!) che i due dovranno lavorare gomito a gomito per un certo progetto, in Francia, alloggiando (ma quale mirabile terza coincidenza!) in due suite confinanti di un lussuoso albergo di Parigi.

Nel frattempo lui, Giorgio, che ovviamente è affascinantissimo, apprezzatissimo nel lavoro, ricchissimo (ma che fortuna sfacciata, Marlui!!), pure single (ma che fortuna sfacciata, Marlui!!), mostra di ricambiare con altrettanta passione l’attrazione di lei (ma che fortuna sfacciata, Marlui!!).

Questo romanzo breve, “Fra le tue mani” di Mariella C., consiste essenzialmente nel percorso di avvicinamento reciproco e di costruzione di un rapporto tra i due. Un percorso che, da che mondo è mondo, gli uomini amerebbero rapido lineare e concreto, mentre le donne (e Marlui non fa eccezione) pretendono incerto, contraddittorio, complesso, intricato, involuto. Saltando di pagina in pagina, ci sono momenti in cui Marlui è decisissima a girare alla larga dal tizio. Altri in cui vorrebbe da lui sesso puro, ma senza amore, senza coinvolgimento emozionale. Altri in cui rifiuta il sesso, ma vorrebbe comunque l’amore. Altri in cui vorrrebbe amore e sesso insieme. Altri in cui… non lo sa nemmeno lei. Diciamo pure, riponendo il tono sprezzante da maschietto sciovinista, che è abbastanza normale che una donna che incontra sulla propria strada un uomo per il quale sente forte attrazione ricambiata si ponga il problema di dargli una collocazione precisa all’interno della propria vita, dei propri equilibri emotivi e affettivi, e che non sempre sia immediato trovare la soluzione più adatta.

L’autrice però tende a viziare spudoratamente la protagonista (che infatti risulta un po’ povera di personalità e spessore, proprio come accade ai bambini troppo viziati quando crescono). La vizia, come abbiamo visto, offrendole su piatto d’argento l’uomo dei suoi sogni. La vizia facendole capitare l’occasione di lavoro che è la svolta di una vita, e non all’ultima pagina, per il vissero felici e contenti, ma già nei primi capitoli. La vizia vendicandola subito della piccola onta iniziale, l’abbandono da parte del precedente compagno. Tempo poche ore e il povero Marco tornerà strisciando ai suoi piedi implorando l’occasione di tornare sui suoi passi, così da rendere chiaro per tutti che è lei a non volerlo più tra le scatole (ma senza doversi accollarsi il fastidioso onere di prendere la decisione e la responsabilità di troncare: bella la vita, vero Marlui?). Persino Eloisa, l’amica del cuore e collega, nei fatti è solo una specie di damigella d’onore, pronta a dare supporto quando serve, e a svanire rapidamente quando la protagonista deve avere campo libero. Non a caso si rivolge spesso alla protagonista con un ironico “Si, badrona” (sic!).

Così anche il misterioso e affascinante Giorgio viene di volta in volta adattato dall’autrice alle esigenze mutevoli di Marlui, in sprezzo ad ogni coerenza psicologica del personaggio. In certi momenti è altero, imperturbabile e sprezzante, in altri è uno zuccherino di corteggiatore, poetico e appassionato. Si allude a un suo essere donnaiolo impenitente, ma stranamente non ha occhi che per Marlui. E’ mirabile interprete del sesso tete-a-tete dolce e tenero, ma anche sospetto frequentatore di privè parigini equivoci e trasgressivi. In certi momenti sembra volersi proporre come cinico esperto e impassibile iniziatore di Marlui alla sessualità ulteriore, ma poi al momento giusto si mostra succube docile e sottomesso alla fremente femminilità di lei. Persino in ambito professionale si nota qualche incoerenza. Può un richiestissimo architetto free lance italiano essere anche, in contemporanea, il proprietario di una importante catena di alberghi in Francia? In teoria non è assolutamente impossibile che il committente sia anche il professionista incaricato, anche se oggettivamente molto strano. Non è però credibile che ciò avvenga senza che nessuno sembri saperlo, al punto che Marlui lo scopre successivamente, con assoluta sopresa.

In questa complicata danza di avvicinamento tra i due, avviene qualche approccio sessuale. Sono entrambi liberi, disponibili, maggiorenni, sani, ed hanno tutti gli appartamenti e le stanze d’albergo che vogliono a disposizione (e persino qualche villa d’epoca da restaurare) per alcova. Sarebbe stranissimo se non succedesse. Ma c’è qualcosa in questi approcci sessuali narrativamente degno di interesse, degno di essere raccontato, degno di essere offerto come letteratura erotica?

Non basta qualche descrizione esplicita di atti sessuali sparsa qua e là: nella letteratura erotica ci si aspetta che l’eros sia abbastanza centrale nello svolgimento dei fatti e soprattutto che sia declinato in modo interessante, non solo e non tanto negli atti, quanto nelle emozioni delle persone coinvolte, nelle tensioni psicologiche reciproche, nelle situazioni al contorno.

Dal punto di vista erotico tra Marlui e Giorgio non succede nulla di diverso di quello che si può capitare tra una qualsiasi Lisetta e un qualsiasi Mariuccio di quella fascia d’età che scoprissero di piacersi, anche al di fuori del contesto extralusso, di suite in hotel a quattrodici stelle con terrazze sulla Parigi by night. Sono esperienze molto intense, ma come lo sono sempre in generale quelle tra due persone che si desiderano in modo acceso. Le emozioni e le situazioni non hanno nulla di così particolare o interessante.

Non è quello che un lettore legittimamente si aspetta da un romanzo pubblicato in una collana di narrativa erotica, tantomeno quando la sinossi preannuncia tra squilli di tromba una situazione in cui l’erotismo la fa da padrone (tralasciando la solita confusione che si fa tra “eros” ed “erotismo”).

Forse qualche minimo spunto di interesse potrebbe essere dato dalle difficoltà di Marlui a dare una esatta collocazione alle irresistibili pulsioni e all’intenso piacere che prova per e con Giorgio, restando sempre oscillante tra il capriccio di non volere una storia (come se tutto quello che viene raccontato non sia già, a tutti gli effetti, una storia) e l’attrazione che sente per lui. Ma questa è materia che attiene più propriamente all’aspetto sentimentale che a quello erotico.

Quella raccontata è a tutti gli effetti una storia d’amore, in cui il sesso dà solo il suo onesto contributo, come è naturale che sia. Non siamo in presenza di letteratura erotica, ma di un romanzo rosa. Sia detto con tutto il rispetto per il genere.

Anche dal punto di vista stilistico, l’autrice dà effettivamente il meglio di sé quando si tratta di rendere le schermaglie che intercorrono tra un momento erotico e l’altro, quando lei sfugge lui, o lui finge di ignorare lei, o quando comunque qualche minimo equivoco crea qualche momentaneo contrattempo, qualche momentanea tensione tra i due (nulla di davvero drammatico, sia chiaro, non vorremmo mica stressare la nostra viziata principessina, vero?). Il ritmo della narrazione è scorrevole, l’equilibrio tra dialoghi e trama è azzeccato.

Nelle scene erotiche invece la prosa di Mariella C. ci sembra meno disinvolta, forse perché è troppo preoccupata di trovare il registro giusto nel tentativo di mantenere un certo decoro senza perdere di intensità, cadendo spesso in uno stucchevole manierismo circonlocutivo.

Dal lato strettamente narrativo, però, temo che questo testo non sarebbe granché nemmeno come romanzo rosa. L’autrice, siamo sempre lì, vizia troppo la sua protagonista. Non va bene. Le eroine dei romanzi rosa sono tipicamente condannate alle più atroci sofferenze, sull’orma dei loro modelli “nobili”, da Giulietta de’ Capuleti a Lucia Mondella, da Isotta di Cornovaglia a Francesca da Rimini, eccetera.

Aggiungerei che anche le eroine della narrativa più hard non andrebbero troppo viziate. La sessualità ulteriore, cui Marlui sembra anelare di tanto in tanto, tra un capriccio e l’altro, passa attraverso il superamento e la rottura drammatica dell’io, mentre l’ego di Marlui, pagina dopo pagina, viene continuamente coccolato e gratificato. Ma questo è un discorso complesso.

Un’ultima annotazione per il titolo. Immagino che l’idea fosse quella di attribuire la frase (“Fra le tue mani“) a Marlui che si rivolge a Giorgio, con un riferimento a un passaggio dell’ultima pagina del romanzo. Non mi sembra un titolo così centrato, rispetto al testo. Trovo simpatico invece pensare che Marlui si rivolga alla sua autrice con un senso di gratitudine per esser tanto viziata. “Cara Mariella C., come ci si trova bene… Fra le tue mani!”.

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