“Questo non è un sogno erotico”

14 Giu

mielepiccante

Miele Piccante di Ginger Bread

Ceci n’est pas une pipe” scriveva Magritte nei suoi quadri. E aveva torto. Lui amava dipingere pipe e inserire nel dipinto vicino alla pipa una targhetta (o qualcosa del genere) con su scritto: Questa non è una pipa. “Se dicessi questa è una pipa, mentirei” spiegava. “Perché in realtà non è una pipa, ma solo la sua immagine, la sua rappresentazione!”

Aveva torto, però. Avrebbe avuto ragione se la targhetta fosse esterna al quadro. Ma la targhetta con la scritta è nel quadro, cioè all’interno della rappresentazione, dell’universo virtuale immaginario rappresentato. In quell’universo la pipa è una pipa, non ci sono storie.
L’uomo nel Bacio di Klimt sta baciando appassionatamente una donna. Per noi che guardiamo da fuori non è una donna, è solo un’immagine, ma lui che è dentro il quadro sicuramente la pensa diversamente. Lui non direbbe mai “Questa non è una donna“. Per lui è la donna che ama, perlomeno osservando la tenerezza con cui la abbraccia e accarezza.

I 13 racconti della raccolta “Miele Piccante“, scritti da Ginger Bread, si caratterizzano per una certa varietà di personaggi e di situazioni. Non c’è, come accade nei racconti di qualche altra penna femminile, sempre o quasi la stessa identica protagonista, proiezione più o meno esplicita dell’autrice. Qui abbiamo personaggi femminili di varia età ed estrazione: studentesse, single, sposate, ecc. e ci sono persino racconti in cui si narra in prima persona al maschile.

Ginger è generosa nelle descrizioni delle scene hot. Sono sempre abbastanza lunghe, dettagliate, ma scorrevoli, con buon senso del ritmo. Si percepisce che sono scritte con gusto e con la giusta dose di trasporto da parte dell’autrice. Non si può scrivere della buona narrativa erotica in modo meccanico, bisogna in qualche modo esserne coinvolti. Ma questo probabilmente vale per ogni genere letterario, e forse anche per altre espressioni artistiche.

Il racconto in cui queste doti emergono con maggior efficacia secondo me è “Il bagno caldo“. Lo spunto e la trama sono minimalisti: una donna torna a casa dopo il lavoro e decide di dare sfogo alla pulsante vibrazione al basso ventre (lei stessa non sa cosa l’abbia originata) che l’ha accompagnata per tutta la giornata, mentre è immersa nell’acqua caldissima e profumata della vasca da bagno. Il racconto è scritto (ottima scelta!) in terza persona, e non indugia sulle fantasie erotiche che accompagnano l’atto, se non per qualche riga. Vengono invece descritti nei minimi particolari, secondo per secondo, i gesti e le sensazioni della donna in questi momenti di autoerotismo.

Forse ciò che funziona meglio di questo racconto è proprio l’assenza di una storia. Perché quest’ultimo è l’ambito in cui Ginger ci sembra meno convincente. Come se avesse qualche difficoltà ad inserire la scena erotica in una trama. O forse, più precisamente, a costruire una trama intorno (o meglio prima) di una scena erotica.

Quasi tutti gli altri racconti seguono infatti uno stesso schema. C’è un prima e un momento erotico. Il dopo spesso manca, o al massimo viene liquidato frettolosamente in due righe.
Nei suoi prima, dicevo, Ginger non è particolarmente soddisfacente. Non dal punto di vista creativo, né dal punto di vista dello stile. Si ripercorrono un sacco di situazioni molto abusate: la studentessa che va a farsi correggere la tesina nell’ufficio del prof, la ragazza in treno che viene abbordata dal militare in licenza, l’uomo che torna a casa e trova la moglie a letto con l’amica, per poi aggiungersi alla festa, la donna che va nella casa al mare fuori stagione e incontra il giovanotto del posto, ecc., persino (oh no, ti prego!) lo scambio di SMS piccanti. Il difetto non è tanto nelle situazioni in sé, quanto nel loro essere affrontate senza un pizzico di creatività e di inventiva, senza il gusto di uscire un po’ dai binari, senza un colpo di scena. Si leggono cinque righe e già si sa perfettamente dove si andrà a parare. Lo stesso stile risente dell’intenzione di “allungare il brodo”, come se il prima fosse una specie di dazio da pagare per potersi mettere finalmente a raccontare il momento erotico.

Quel che è peggio è che il prima e il momento erotico non collaborano, non interagiscono. Sono quasi monadi separate. Si potrebbe prendere la scena hot de “La tesina” (la studentessa col prof), e scambiarla con quella de “La casa al mare” (la donna che torna dopo anni nella casa al mare “di famiglia” e scopre che un ragazzo che vive lì in quegli anni è… “cresciuto”) o con quella di “A casa tua” (due giovani fidanzatini che approfittano del fatto che uno dei due è solo in casa). Cambiando i nomi e qualche marginalissimo dettaglio, ognuno dei tre racconti starebbe perfettamente in piedi con la scena erotica dell’altro: in tutti e tre i casi un uomo e una donna che amoreggiano.

E’ chiaro che così non può funzionare. La situazione è una componente imprenscindibile nella finzione erotica e non ci si può permettere di lasciarla confinata nella prima parte. Bisogna farla entrare in camera da letto. Una studentessa che va col prof, una ragazza col suo fidanzatino, una donna con un ragazzo molto più giovane, non possono essere la stessa esperienza erotica indifferenziata. Quando anche lo fosse dal punto di vista strettamente fisico della sequenza degli atti, non lo sarebbe comunque dal punto di vista mentale ed emotivo, e anche quest’ultimo punto di vista va rappresentato come si deve in un racconto erotico.

Dopo la sequenza dei racconti, nell’ultimissima parte del libro, l’autrice scrive alcune parole di saluto e ringraziamenti. Qui troviamo una cosa curiosa. Leggiamo: “Le storie qui narrate sono interamente frutto della mia fantasia…” e quindi ogni riferimento a fatti e personaggi, ecc. ecc.. Poi però precisa “Nessuna delle situazioni descritte riflette mie fantasie o miei sogni erotici, perciò vorrei pregare chiunque mi immaginasse in giro per la città in guepiere e calze a rete, a fare la femme fatale, di toglierselo dalla testa.

A parte che non si capisce perché una donna che avesse fantasie erotiche corrispondenti ai racconti della raccolta dovrebbe andare in giro per la città a fare la panterona sexy, visto che nessuno dei personaggi femminili nei racconti fa nulla di simile. Quello che colpisce è la contraddizione. “Frutto della mia fantasia“/”Non riflette le mie fantasie“. E torna in mente Magritte: “Ceci n’est pas une pipe“.

Perché questa escusatio non petita? Chi scrive narrativa erotica, che si ispiri a fatti realmente accaduti o che parli di cose del tutto inventate, non può fare a meno di mettere in gioco in qualche misura il proprio immaginario erotico. Ginger Bread lo sa benissimo perché proprio su questo concetto si basa il racconto (a questo punto) più interessante dei tredici. Si intitola “Tra le sue fantasie“, e questo rapporto tormentato, invocato e poi rinnegato, tra fantasia e scrittura nè è un po’ il protagonista.

Un tizio si ritrova con il PC di casa guasto e siccome deve mandare una mail importante per lavoro, va ad accendere il portatile della moglie Sonia, previo permesso telefonico chiesto alla stessa, in quel momento assente. Così scova una cartella di files chiamata “Sogni e Fantasie” (di nuovo le fantasie…) dove ci sono alcuni file contenenti racconti erotici scritti da Sonia. La protagonista di questi racconti corrisponde perfettamente nella descrizione, fisica e non solo, alla moglie dell’uomo, a parte il fatto che a differenza di Sonia, tranquilla e morigerata (per quanto ne sa il marito), questa qui nei racconti ne combina di tutti i colori. Rapporti di tutti i tipi con sconosciuti che la rimorchiano, giochi lesbici con amiche e colleghe di lavoro, esperienze sub dom vissute sia dal lato sub che dal lato dom, eccetera. Inutile dire che l’uomo si ritrova a masturbarsi eccitatissimo nell’immaginare la moglie in quelle situazioni, ed è ancora più eccitato dal dubbio che lo tormenta su quanto ci sia di realmente vissuto in quei racconti e quanto di solo immaginato.

Cosa sarebbe cambiato se nell’ultimo file il marito avesse trovato scritto “Ci tengo a precisare che nessuna delle situazioni riflette mie fantasie e sogni erotici, bla bla bla“? Nulla, ovviamente. Ginger sa bene, e questo racconto lo dimostra, che lo spirito con cui vengono letti i racconti erotici di una donna non è poi troppo diverso da quello (ottimamente descritto!) con cui il marito di Sonia spulcia i file sul PC della moglie. E questo può legittimamente imbarazzare un’autrice.

Allora forse questi prima sono così banali, così poco fantasiosi, così insulsi, proprio perché concepiti, più o meno consapevolmente, con lo scopo di mettere una distanza, di creare un alibi. “Ciò che scrivo non è una mia fantasia o un mio sogno erotico.

Ceci n’est pas une pipe” scriveva Magritte nei suoi quadri. E aveva torto.

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