Tutti a pranzo da Babele!

28 Mag

fioriconlealiI fiori con le ali di Babele Da Roio – Damster Edizioni

Tra le cose che possono rendere piacevole la lettura di una raccolta di racconti c’è la capacità di creare, di tessere, racconto dopo racconto, un atmosfera coerente, tipica, riconoscibile.

Babele da Roio, con questi “Fiori con le ali” (una specie di crasi tra I Fiori del Male baudeleriani e i Porci con le Ali) ci riesce benissimo.

Durante la lettura sembra di sedere, insieme ad una bella comitiva di amici, intorno ad una lunga tavola apparecchiata, all’aperto, nel cortile di un casale di campagna, a mangiare piatti dal sapore “di una volta” innaffiati di vinello artigianale, mentre a pochi metri razzolano le galline, le stesse che hanno fornito le uova per le tagliatelle.

Tra una portata e l’altra, il padrone di casa allieta i presenti raccontando storie, ricordi giovanili, aneddoti, a sfondo sessuale, intervallati da riflessioni, citazioni, aforismi, tutti improntati ad una filosofia di fondo gioiosamente edonistica che viene propugnata con passione e convinzione.

Uno dei temi ricorrenti intorno cui i racconti di Babele orbitano, lo si scopre presto, è quello dell’infedeltà coniugale, soprattutto femminile. C’è un evidente insistenza, da parte dell’autore, nel raccontare le scappatelle (reali o immaginate) della donna propria (nel senso del protagonista narrante dei vari racconti), o altrui, o in generale rappresentare situazioni, diciamo così, di promiscuità.

Ecco Giannina, nel racconto “Amicizia“, che dopo essersi fidanzata prima con l’uno poi con l’altro, imposta alla fine un menage a trois coi suoi due amici d’infanzia e gioventù, Ottavio e Adolfo, anche se solo uno dei due formalmente è lo sposo.

Ecco, in “Cornuti e non“, il tizio che torna a casa e trova la moglie con l’amico Egidio, senza dar segni di particolare fastidio. Egidio lo schernisce e lo provoca, ma non sa che l’altro ha riccamente abusato nel recente passato della moglie di Egidio.

Ecco Franco e Maria, dell’omonimo racconto: lui gelosissimo, lei poco appariscente di aspetto, ma sensuale e col vizietto di provarci un po’ con tutti. Nonché scatanata a letto, come il protagonista che narra ha modo di scoprire.

Ecco un’altra eroina anonima, nel racconto “Il TIR“, che durante un viaggio in autostrada, mentre è in auto col protagonista narrante e col marito, si diverte a mostrare tette e passera agli autisti di un TIR con cui giocano a sorpassarsi e risorpassarsi a vicenda. Si arriva poi all’inevitabile incontro nell’area di servizio, nel quale la Nostra, mossa da curiosità, riesce farsi invitare nel TIR a farsi scopare da entrambi, mentre marito e amico assistono.

Eccetera.

Non riscontriamo in questi racconti la morbosità del classico cuckold. Nella filosofia di Babele concedere con piacere scappatelle alla consorte non è una perversione, ma quasi un imperativo morale. La fedeltà di coppia è un tabù da rifiutare. Ma non è solo questo il punto. Dietro c’è una visione della Donna un po’ particolare: la Donna è idealizzata, quasi divinizzata. La sessualità è uno degli aspetti divini e sarebbe peccato mortale da parte dell’uomo impedire che questa sessualità si esprima pienamente, nei tempi, nei modi e con i partner che la Donna volta per volta sceglie. L’uomo deve adorare la sessualità focosa della propria donna anche (e a maggior ragione!) quando si esprime al di fuori della coppia, con altri uomini. L’eccitazione del cuckold si sublima quindi in una specie di compiacimento filosofico.

L’altra faccia della medaglia del femminile secondo Babele la ritroviamo nei personaggi di ragazze giovanissime che compaiono in altri racconti, in cui puntualmente la lolita di turno, senza il minimo pudore, la sbatte in faccia al protagonista, generalmente un uomo maturo, se non attempato.

Ti piacerebbe eh zietto darle una ripassatina“, chiede la nipotina (nel racconto “La nipotina“), e aggiunge: “Dai, zietto, non sono mica vergine sai, è da un bel po’ di tempo che gli amici di mio fratello mi scopano… e non solo… e mio fratello di amici ne ha tanti e tutti con dei manici che non ti dico… dai, zietto

Nel racconto “La ragazza di Livio“, la suddetta ragazza (Livio è nipote del protagonista e quindi in qualche modo nipotina acquisita anche lei) si offre dicendo: “Hai una gran voglia di scoparmi, vero? E allora dai!
Non molto diversamente fa Chiara, in “Chiara e il Vecchio“: “Voglio il tuo coso in cambio della mia cosa.

Talvolta si arriva decisamente all’eccesso. Che ne pensereste di un padre che offre la figlia sedicenne da sbattere liberamente ai propri amici? E’ quello che avviene in “Riccardo e Susanna“, dove quest’ultima si concede al suo spasimante coetaneo Riccardo, che la corteggia da un po’, confessandogli dopo il rapporto di essere stata addestrata a lungo dagli amici del padre (“Sì, ma mica tutti, cosa credi? Solo in tre!“), e la cosa viene presentata come soluzione saggia e appropriata per l’educazione sessuale di una teenager.

Avrei qualche perplessità. C’è una vaga tendenza da parte di uomini non più giovanissimi a teorizzare che una fanciulla di primo pelo dovrebbe accoppiarsi con uomini maturi tutte le volte che può. Tendenza forse un po’ sospetta…

E’ abbastanza evidente che questa concezione della Donna e della sessualità femminile sia piuttosto distante dalla realtà, e molto più vicina a una proiezione dei desideri maschili. Il rapporto tra una donna e la propria sessualità non è mai così solare e diretto, e meno che mai si traduce in questa perenne predisposizione a farsi scopare da chiunque senza problemi. La donna, anche se animata da pulsioni intense, difficilmente riesce a vivere l’esperienza erotica con tale superficialità, come invece capità più spesso agli uomini.

La stessa visione del sesso come mero “piacere della vita” che le pagine di Babele trasmettono, è abbastanza superficiale. Ci si limita all’aspetto edonistico, trascurando gli impatti più profondi dell’esperienza erotica. Forse per questo c’è una certa tendenza a concentrarsi sulla situazione al contorno e a tralasciare o trascurare un po’ la descrizione dei momenti erotici veri e propri. Nei casi in cui la descrizione c’è si tende a idealizzare e sublimare, anche attraverso l’uso di un linguaggio, per i miei gusti, eccessivamente aulico e ampolloso (“La femminil schiena fusa col suo maschio petto, complici e natural colla il miliardo di bollicine di epidermici sudori da piacere.“).

Ma secondo me sbaglierebbe chi volesse concentrarsi su questi aspetti. Il libro va goduto accantonando ogni spirito critico e lasciandosi andare all’atmosfera da scampagnata, al gusto vagamente boccaccesco dei racconti e alla poesia (più che al merito) di questa filosofia del piacere, della bellezza, del sesso e dell’amore, senza andare troppo per il sottile. E’ piacevole giocare a crederci nel clima conviviale della mangiata e bevuta in buona compagnia. Non ha proprio senso mettersi a cavillare e fare sofismi. Meglio accogliere le storie e le riflessioni di Babele al grido di  “E’ vero! E’ giusto!” e alzare il bicchiere per proporre l’ennesimo brindisi.

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Una Risposta to “Tutti a pranzo da Babele!”

  1. Babele Da Roio 23 giugno 2013 a 11:14 #

    Grazie Xlater, vorrei saper scrivere e leggere come te.
    Volevo imparare ma non hanno accettata la mia domanda di iscrizione.
    Con la scusa che: “non si impara, si è o non si è”.
    Pazienza.

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