Un pene, per riscoprirsi donna

3 Mar

sorpresaOhps! La sorpresa di Francesca Ferreri Luna – Damster Edizioni

Una donna di nome Andrea si sveglia una mattina, dopo una notte di sbronze e bagordi, e scopre di avere, al posto del suo consueto apparato uro-genitale femminile, un cazzo (e due palle).

Un paese di nome Italia si sveglia una mattina, dopo vent’anni di sbronze e bagordi sfrenati (per qualcuno) e di sistematico impoverimento (per quasi tutti), e scopre di avere, al posto del testa di cazzo che lo ha fatto per vent’anni quasi ininterrottamente, un grilletto per presidente del consiglio. Ecco, quest’ultima storia potrebbe essere più drammaticamente attuale. Ma lasciamo perdere i turgori di Beppe Clitoride (noto per essere gelosissimo del punto G) e torniamo all’e-book di Francesca Ferreri Luna.

Con molto piacere ho letto di nuovo qualcosa di Francesca, dopo tanti anni. E’ un’autrice della old school, se vogliamo così chiamare il gruppo di quelli (cui faccio parte nel mio piccolo) che hanno iniziato negli ultimi anni del secolo scorso a intingere la penna nell’eros e nel web. Ma sono altre le ragioni per cui l’apprezzo come autrice. Il suo approccio alla narrazione erotica è molto convincente. Lo trovo equilibrato. Francesca si pone alla giusta distanza rispetto a quello che racconta. Una indovinata via di mezzo tra il coinvolgimento intenso e l’ironico distacco che riesce a non sacrificare l’uno né l’altro. Le sue storie fanno sorridere e divertire per le interazioni brillanti tra i personaggi, ma quando arrivano i momenti erotici la tensione è quella giusta e la lettura trascina come è giusto che sia in un testo erotico.
Lo stile di scrittura è la perfetta controparte di questo approccio. Francesca sa essere leggera e scorrevole nella narrazione, ma non manca di diventare intensa nei momenti in cui serve. Sa dosare, ed è una dote ahimé fin troppo rara e preziosa nel nostro genere.

Ohps! La Sorpresa” narra le varie esperienze erotiche di personaggi che ruotano intorno ad uno studio di consulenze di marketing, di cui la protagonista Andrea è socia insieme a Sandro e Anna. Altri personaggi sono Monica e Sara, due impiegate della stessa azienda, Moreno, l’uomo con cui Andrea usciva prima del fattaccio, e infine Luca, un altro amico del “giro”, un poeta con teorie tutte particolari sull’approccio maschile alle donne.

Moreno, visto che Andrea gli si nega (ovviamente non può incontrarlo nelle sue nuove condizioni), se la spassa con Monica, per poi subire da Andrea una tremenda vendetta. Sara, neoimpiegata, giovane carina e piuttosto porcellina, si trova a occuparsi di un cliente un po’ particolare, un retailer di articoli di sexy shop. Sandro e Anna hanno una propria storia, clandestina, visto che Sandro è sposato, e mirano a coinvolgere Sara nei propri giochi erotici. Moreno sfida Luca a una scommessa particolare, che coinvolge Monica.

Sono storie ben congegnate, divertenti, da commedia brillante, che si leggono con piacere e senza grosso impegno. Storie di gente comune, nulla che non possa accadere anche al tipo o alla tipa della porta accanto. Nessuna strafiga leggendaria, nessuno strafigo da copertina, nessuna perversione borderline, nessun atto di sesso particolarmente esotico o estremo. Tutto piacevolmente credibile e realistico.

In questo contesto si inserisce, in modo oggettivamente stridente, la situazione del tutto surreale che Andrea si trova a vivere, ritrovandosi ex-abrupto con l’apparato riproduttivo del genere opposto. Uno spunto che però, a mio modo di vedere, non viene poi sfruttato quanto ci si sarebbe potuti aspettare. Quando si ricorre a un elemento magico in un contesto realistico, questo elemento dovrebbe avere una maggiore centralità nella narrazione, portare a più coraggiosi sviluppi e approfondimenti. Nessuno impedisce a uno scrittore di immaginare un universo dove sia possibile viaggiare nell’iperspazio. Ma poi ci si aspetta che ne tragga le conseguenze, e ci parli di colonizzazione spaziale, imperi galattici, guerre stellari. Se uno inventa l’iperspazio in un contesto realista solo per permettere a un suo personaggio di evitare gli ingorghi della tangenziale all’ora di punta, la cosa appare un po’ forzata, esagerata, eccessiva.
Il cazzo alieno di Andrea, andando a stringere, è appena una timida comparsa nell’economia della storia. Volendo fare un paragone cinematografico più preciso, direi un cameo. Questo secondo me è un piccolo limite dell’opera.

Non è difficile dare a questo pene che spunta a sorpresa (forse addirittura a tradimento) negli slippini della protagonista, una valenza simbolica. Se una donna raccontasse a uno psicanalista che in sogno le capita una cosa del genere, lui le risponderebbe che probabilmente ha bisogno di rimettere in discussione il rapporto con la propria sessualità. In un certo senso è proprio quello che la sorpresa costringe Andrea a fare: viene interrotto il rapporto superficiale con Moreno (che poi scopriamo essere soggetto piuttosto antipatico, che infatti l’autrice punisce facendogli capitare un paio di disavventure) e viene invece recuperato il rapporto con Elisa, ex coinquilina e collega negli anni universitari, e complice all’epoca di avventure spericolate e di qualche sporadico approccio saffico. Elisa è oggi sistemata, sposata, con figli (potrebbero farsi interessanti paralleli con il reincontrarsi di Massimiliana e Anna nel romanzo “La sorella dello sposo” recentemente recensito), e insieme le due tornano alle emozioni, alle avventure, alle allegre follie, del loro passato. Privata (simbolicamente) della propria femminilità, Andrea deve in qualche modo riscoprirne l’essenza per riappropriarsene, e la trova in Elisa, una donna che riesce miracolosamente ad essere moglie e mamma ma allo stesso tempo conservare intatto lo spirito giocoso, trasgressivo e pazzoide della gioventù. Va da sé che i rinnovati approcci lesbici tra le due, ora che Andrea è dotata di un cazzo vero, funzionante ed anche abbastanza vivace, hanno tutto un altro sapore (senza con questo nulla voler togliere ai rapporti lesbici senza cazzi veri, ci tengo a precisarlo prima di venir accusato di omofobia da qualche genio). Oppure, per tornare al livello simbolico, si può pensare che la femminilità di Elisa, cui Andrea vuole attingere, si esprima meglio in presenza di un organo maschile; nel testo Elisa non nasconde infatti di esserne particolarmente ingolosita.

A fronte di un giudizio decisamente positivo sul piano strettamente letterario, non posso tacere le mie perplessità sul piano, dicamo così, editoriale. La frequenza di errori di battitura, disallineamenti, virgolette messe ad capocchiam a convivere con le lineette per aprire e chiudere il discorso diretto, e altre banali sbavature, è inaccettabile per un prodotto che, per il prestigio dell’Autrice non meno che dell’Editore, meritava ben altra cura realizzativa. Bastava lo sforzo non erculeo di un’attenta rilettura per evitare tutto questo. Tanto per dire: il personaggio di Luca diventa in tre o quattro occasioni “Roberto”, e in una addirittura “Loberto” (sic!). L’impressione è che la rilettura ci sia stata, ma che si sia fermata (per noia? per pigrizia?) a circa un quarto del testo, perché c’è un momento preciso superato il quale gli erroretti e le sbavature cominciano a fioccare copiose. Nulla di così drammatico, intendiamoci. La lettura non ne viene compromessa. Ad infastidire è il senso di “sciatto”, di “frettoloso”. Ci voleva così tanto a trovare un’oretta di tempo, o un amico disposto a dare una mano?

Volendo, in fase di rilettura, si poteva anche uniformare il testo alla narrazione in terza persona, visto che anche il passare un po’ casuale dalla prima alla terza non dà una grande impressione di cura del testo (nel senso che non appare una scelta ponderata, quanto un “mi metto a scrivere, e quello che esce esce“).

Inoltre lascia un po’ perplessi la chiusura improvvisa del testo senza che la storia abbia avuto una (perlomeno parziale) chiusura, con un semplice “Le avventure di Andrea continuano prossimamente“. Tutto il contesto non suggerisce che dietro ci sia davvero una precisa pianificazione, un progetto; si spera solo che un giorno o l’altro l’autrice si senta abbastanza ispirata da provare svogliatamente a buttar giù un seguito di qualche tipo per la storia.

Resta la vivida impressione di un’operazione editoriale accroccata alla bella e meglio, a tirar via, riciclando materiale d’avanzo ritrovato in qualche angolo di hard disk, qualche vecchio progetto iniziato con entusiasmo ma non portato a termine. C’è addirittura un indizio che lascia capire che questo è materiale d’annata. A un certo punto si fa un riferimento ad uno spot pubblicitario televisivo che è andato in onda nel 1999/2000, con il tono di chi è sicuro che il lettore sappia cogliere l’allusione avendo sicuramente visto lo spot in tv in tempi recenti.

Non che sia peccato mortale riciclare, sia chiaro; ma prendersi qualche ora per rivedere, riassemblare, riaggiustare, correggere sarebbe bastato per lasciare tutt’altra impressione. Nelle altre pubblicazioni della collana questa doverosa cura, da parte degli autori e autrici, è abbastanza evidente. Una firma storica come quella di F.F.Luna, noblesse oblige, non può permettersi tanta trascuratezza. Il rispetto per i lettori è il primo dovere per chi voglia essere considerato uno scrittore.

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