Il Paese Lontano Senza Sentimenti

23 Feb

sorellaLa sorella dello Sposo di Francesca Maria Limentani – Damster Editore

A volte si tende a pensare che l’esperienza erotica sia sostanzialmente una mera ricerca del piacere fisico, e poco altro di più. O ci si illude che sia così, per semplificare le cose. Ma non è vero quasi mai, o forse mai del tutto. Il sesso è un momento in cui si catalizzano pulsioni profonde dell’anima, in cui si cerca la risposta (o nel peggiore dei casi un momentaneo anestetico) a insopprimibili bisogni emotivi. Nella maggior parte dei casi tutto ciò è qualcosa che si riesce a leggere tra le righe solo faticosamente. Altre volte è molto più evidente. Come nel caso di questo romanzo che, sebbene pervaso di struggente sensualità, faticherei a definire semplicemente erotico.

C’è una frase che colpisce il lettore, a freddo, nelle primissime righe. Massimiliana, la protagonista, dichiara che fuggirebbe in un paese lontano dove non esiste il sentimento.

Un’affermazione sorprendente da parte di una donna che in poche pagine scopriamo essere sensibile, passionale, abituata a vivere con emozione intensa ogni momento della giornata. E’ inoltre avvolta da un denso alone di malinconia che non l’abbandona nel viaggio che compie per tornare in Italia, dopo aver lavorato per 10 anni a New York, e mentre torna ad incontrare persone che le sono state strettamente vicine negli anni giovanili.

Sembra che questa malinconia si spieghi con la recente fine della sua relazione con Octavia, la donna americana cui è stata legata per un periodo, cui ripensa con rimpianto. Ma in realtà c’è molto di più di questo. Massimiliana si interroga sulla sua vita in modo più ampio, provando un senso di insoddisfazione. Ha reciso le sue radici, anni prima, volando dall’altra parte dell’Atlantico. Ha conseguito brillanti successi professionali come architetto nella Grande Mela. Ma si sente inappagata.

Una persona (generalmente una donna in modo più intenso) ha bisogno di sentirsi inserita in una struttura stabile di legami affettivi. Qualcosa che sia, o perlomeno somigli, a una famiglia. Lo sbocco più comune, persino banale, di una relazione etero. Molto più problematica da costruire in ambito omosessuale.

Questa esigenza, questo bisogno, può essere una schiavitù. Può tarpare le ali. Ecco perché Massimiliana sente la voglia di fuggire nel paese lontano dove il sentimento non esiste.

Massimiliana è tornata in Italia in occasione del matrimonio di Anna e Leonardo, suoi amici e complici di gioventù. Anna viene presentata come nemica-amica forse proprio perché in lei Massimiliana vede il riflesso di una se stessa che ha percorso una strada diversa. Anna si accinge a costruire proprio ciò che a lei manca. Una casa, una famiglia, dei figli, un ambiente di persone che si amano.

Il lusso, le ville eleganti traboccanti di opere d’arte, le consumazioni nei caffè esclusivi, il saltare da un atelier di classe, a una gioielleria famosa, a una profumeria chic, non riescono a distrarre Massimiliana da questo vuoto che sente dentro. Persino le pulsioni erotiche che lei prova per la stessa Anna, e soprattutto per la giovane sorella dello sposo, Viola, sono anche, forse soprattutto, sublimazioni di bisogni più profondi.

In tutto il romanzo Anna (che pure a rigor di testo dovrebbe essere coetanea della protagonista) viene descritta con aspetti materni. Anna la ricopre di affetto e di attenzioni, la coccola, la consola, ne comprende il disagio, le prepara il letto e il pigiama. Persino il profumo di vaniglia e limone che Anna si lascia dietro evoca la cucina di una famiglia dove si preparano dolci per le feste.

Viola invece indossa un profumo dai toni esotici e sensuali. E’ giovane e libera, “non si innamora mai“, sembra conoscere la strada per quel paese lontano dove non si è schiavi dei propri bisogni affettivi. Anche lei, guardacaso, sembra tentata di recidere i legami e volare a New York per lavoro.

Il lieto fine che l’autrice riesce a cucire per Massimiliana, per cercare di inserirla in qualche modo in un contesto affettivo solido e non privo di soddisfazioni anche per la componente erotica, forse non è troppo convincente se preso letteralmente. Ma mi piace pensare che vada letto simbolicamente come la realizzazione del sogno di conciliare l’anima materna, famigliare, sensibile ai bisogni affettivi, rappresentata da Anna, e la componente libera, indipendente, emancipata, rappresentata da Viola. L’autrice ci spinge verso questa lettura, quando dipinge il suo cuore unito ma diviso in due (anche se “ragione” e “passione” sono sintesi incomplete). E ce lo suggerisce coi termini che usa. L’incontro a tre finale è “una messa solenne“. “La mia casa e la mia famiglia sono qui“. Un ritrovarsi che ha un significato interiore, prima che erotico, prima che oggettivo. Consente alla protagonista di non vagheggiare più il paese lontano, perché ora ha finalmente un’anima “che ha la forza di star legata al cuore“.

La libertà non ha fili logici. E libertà e basta e va a braccetto con la solitudine“. E la solitudine, la paura della solitudine, che aleggiava come un fantasma per tutte le pagine del romanzo, pur senza venir mai sin qui nominata, ora è definitivamente esorcizzata.

Forse nella realtà le cose sono molto più difficili e complicate. Ma perché rinunciare, nell’immaginario, a rappresentare la percorribilità di un sogno?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: