RED OVVERO LA RACCOLTA CHE DOVEVA ESSERE ROSSA

3 Feb

RED –Autori Vari, Editore Rosso China-

Premetto che io stessa ho partecipato alla selezione per questa raccolta. Stupidamente non ho conservato il bando del concorso, di cui non ricordo a mesi di distanza le richieste specifiche ma che comunque richiedeva che i racconti fossero incentrati sul colore rosso e sui suoi significati, come anche Valeria Ferracuti scrive nella sua introduzione al volume, di cui riporto una parte.

L’antologia racchiude questo: il rosso legato all’erotismo come principale protagonista di ogni racconto, che esso sia legato al colore dei capelli di una bella donna, al rosso della sua bocca, delle sue unghie, del suo abbigliamento intimo, o che sia legato a una sensazione, a un’emozione come rabbia, desiderio, passione. O, ancora, che il rosso sia legato al sangue e alla violenza, al colore di una lingua o di un vestito, a una tentazione. ”

Il rosso legato all’erotismo come protagonista principale. Mi sono scervellata a lungo su questo concetto, insieme a Caliban il quale a sua volta ha scritto un testo da mandare a questa selezione, cercando di dare al racconto che ho inviato esattamente questo senso: far girare tutto intorno al rosso.

Forse ci ho pensato troppo, tralasciando altri aspetti del racconto che infatti non è uscito benissimo, probabilmente a furia di pensarci non ho nemmeno colto l’essenza del colore, ed è stato giustamente scartato.

Ho comunque acquistato il volume, perché ero interessata a vedere come altri autori avessero affrontato il tema del rosso, oltre che a capire i criteri di selezione e a confrontarmi con l’altrui lavoro, dal quale c’è sempre da imparare.

Immaginate quindi la mia delusione nello scoprire che il rosso, contrariamente a quanto richiesto nel bando e a quanto affermato nell’introduzione della raccolta stessa, NON fosse affatto centrale nella grande maggioranza dei racconti.

Davvero pochi autori hanno incentrato il proprio lavoro sul colore rosso, su quello che esso evoca, sul significato che si dà a oggetti di quel colore.

Ci è riuscita davvero fino in fondo solo Elizabeth col suo “Il sangue di Artemisia”, in cui il protagonista legge nella sua amante i contrasti tra due parti dell’anima di quella donna: una bianca, una rossa. Un racconto intenso e molto particolare, che secondo me coglie in pieno l’essenza di come un racconto di una raccolta “red” doveva essere.

Ci sono riusciti, seppure in misura minore, altri autori che hanno messo al centro del proprio lavoro un oggetto rosso o una sensazione “rossa”: Lle Roi nel suo “Battito di conquista” lavora sul rosso del dolore provato dalla protagonista nel venire deflorata analmente. Allison Bersani in “Cicatrici” ci parla del rosso del sangue di una ragazza autolesionista.

Roberto Bommarito in “Fughe”, un racconto semplice che ho apprezzato particolarmente, ci parla di una ragazza e la sua Mustang rossa, dipinta di quel colore per un motivo preciso. Oxide64 in “Federica”, violento quanto basta per dare un po’ di pepe all’antologia, fa scoprire alla sua protagonista il gusto della morte e del sangue. In “Speranza”, carino ma meno riuscito dell’altro, affronta una particolare varietà di sinestesia

Mela81, nel suo gradevolissimo e coninvolgente “La vestale e il mercenario” associa il rosso alle prostitute sacre del dio Marte in contrapposizione alle vestali.

Ermione e Mariarita Cupersito in “Panta rei” incarnano il rosso nella maestra delle elementari della protagonista. Questo racconto è molto mentale, molto “interiore”, ma il suo unico difetto secondo me è, nella prima parte, attribuire ad una bambina delle elementari pensieri e valutazioni da persona adulta.

Livin Derevel, in un deliziosissimo “Una nota di rosso” dipinge le unghie di uno dei protagonisti per aiutarlo a vincere la timidezza. Questo racconto mi è piaciuto davvero molto, nella mia mente si piazza sul podio della raccolta: delicato eppure esplicito e molto erotico, tenero e spinto, particolareggiato eppure leggero, coinvolgente anche per chi, come me, donna etero, è dal lato opposto dello spettro delle sessualità.

Altri hanno introdotto solo in maniera non essenziale il colore: ad esempio Ser Stefano in “Dalla rossa corolla”, che ho trovato davvero delizioso, interessante e molto be scritto, ci descrive un corteggiamento fatto a suon di rose rosse. Ma il racconto non sarebbe cambiato di una virgola se il misterioso corteggiatore avesse donato altri fiori che avessero lo stesso significato di amore e edizione, o, che so, una scatola di cioccolatini.

Mayadesnuda con il suo bellissimo “il colore rosso” ci descrive le sensazioni che prova una mistress nell’utilizzare uno strapon (rosso e viola) fatto su misura per lei. Le sue parole trascinano in quel mondo anche chi, come me, ne è lontano anni luce… Sarebbe cambiato qualcosa se lo strapon fosse stato nero, o verde? No, il racconto sarebbe stato ugualmente bello, ugualmente trascinante, e il suo significato sarebbe stato esattamente lo stesso.

Ma moltissimi accennano solo vagamente al colore, utilizzandolo per colorare oggetti secondari come fa qualunque autore in qualunque racconto: a questa stregua, quasi ogni racconto erotico che sia mai stato pubblicato avrebbe potuto partecipare a questa selezione dato che in quasi ogni racconto appare prima o poi la parola “rosso”, riferita al colore delle labbra di qualcuno o a quello di un pene congestionato o alle mutandine che una protagonista si leva. Ma è sufficiente questo per rendere il racconto idoneo ad una raccolta incentrata sul colore rosso? Secondo me no. Non fraintendetemi: alcuni di questi racconti sono davvero stupendi e meritevoli di essere letti da più persone possibili! Semplicemente, non c’entrano col concetto di rosso.

Un esempio su tutti: “La poltrona rossa di cuoio” di Faber. Il racconto è forse il più bello della raccolta, capace di farci entrare nella testa della persona legata alla poltrona del titolo, con attimi di pura poesia e di profonda interiorizzazione. Peccato che l’accenno al colore nel titolo sia l’unico indizio che questo racconto faccia parte di una raccolta in cui il rosso dovrebbe essere protagonista. In questo brano è talmente poco protagonista che la suddetta poltrona, quando se ne parla nel testo, non è nemmeno più rossa ma marrone!!!!! (“Sentiva la pelle morbida, un poco consumata della poltrona oltre che sotto il viso, sotto il seno, aveva i capezzoli posati sul cuoio marrone, reso morbido e quasi docile da anni di uso continuato, di almeno un paio di generazioni di inquilini della casa. ”).

Ho la vaga impressione che l’autore abbia preso un racconto che aveva già scritto in precedenza, gli abbia aggiunto “rossa” nel titolo e l’abbia mandato così com’era.

Poi c’è chi fa indossare al protagonista un cappello rosso (senza nemmeno dire “ha scelto un cappello rosso per questo o quell’altro motivo”, dando un senso “red” al racconto. “La ragazza col cappello rosso” di Mary Kid, di cui parlo in fondo a questo commento) o fa svegliare la propria protagonista all’alba, momento in cui il cielo è rosso ma senza che questo abbia chissà poi quale significato nell’ambito del racconto(Bisanzio Velata: “Goodbye my lover”, ne parlo più sotto). O fa indossare alla propria protagonista un vestito rosso, anche qui senza un motivo preciso che dia “forma” ed importanza al colore (“Maggie” di Ariadne Machiavelli, dal finale inaspettato).

O fa portare alla protagonista un crocifisso di corallo (Camillo Naccari, “Settecento”. Fosse stato di legno, d’oro, di ametista, il crocifisso, il racconto non sarebbe cambiato di una virgola. C’è qualche goccia di sangue verso la fine, ma, ancora, in quanti normalissimi ed affatto “rossi” racconti compare qualche goccia di sangue? Un’infinità. Anche questo racconto è molto bello, molto curato, particolarissimo, blasfemo ma in una maniera colta, arguta ed elegante. Per me è sul podio di questa raccolta in quanto a idea, sviluppo della stessa e stile, ma purtroppo nemmeno questo È rosso.

Samy24 in “Una sottile linea rossa” tenta di affibbiare il rosso a qualsiasi oggetto, ma anche così non coglie l’essenza del colore. Questo racconto, ben scritto e particolareggiato, ha guizzi molto interessanti, parti coinvolgenti, ma purtroppo nel complesso è molto lento, al punto da risultare un po’ noioso.

Spero che sia chiaro che, a parte l’aver trovato noioso il racconto di Samy24, non sto criticando (nel senso negativo del termine) da un punto di vista letterario gli autori fin qui citati, che anzi apprezzo e un po’ invidio quasi tutti per la capacità narrativa ed evocativa che dimostrano, e ai quali rivolgo i miei complimenti e la mia incitazione a produrre altri pezzi di altrettanto pregevole fattura. La mia critica è invece del tipo: bello, molto bello, a volte addirittura splendido, ma fuori tema.

E critico maggiormente chi ha selezionato questi brani per questa specifica antologia: spiacente, la maggior parte di questi racconti NON ha il rosso come protagonista principale! Sono ottimi racconti quelli di cui ho parlato fin qui, ma allora non sarebbe stato più logico metterli in una raccolta con un tema diverso…che so, “Venti storie di passione”? “Le venti facce del desiderio”?

Suppongo che ora ci sarà qualcuno che dice: ecco, questa è invidiosa perché il suo racconto non è stato preso! Ebbene, ritengo che il mio racconto sia giustamente stato scartato perché non è ben riuscito e perchè nemmeno io, in fondo, ho colto l’essenza del rosso. Ma forse proprio per questo mi aspettavo qualcosa di più rosso. E qualcosa di una qualità superiore rispetto a quella dei racconti che descrivo qui nel seguito.

Ci sono scelte per me incomprensibili, racconti che mi domando come sia possibile vengano scelti per qualsivoglia pubblicazione.

Alcuni sono talmente insignificanti che anche poco dopo averli letti fatico a ricordarmeli, e parlo di quelli (ben due, altra cosa inspiegabile) di Bisanzio Velata: “Goodbye my lover” e “Hanami”. Due storielle incomplete(in cui oltretutto il rosso è a malapena nominato) che paiono dei pezzi di cronaca senz’anima presi da libri di storia: l’autore ci racconta due insulsi e incompleti spaccati di vita di due personaggi storici, e li fa seguire da un copiaincolla di un testo di storia con la cronaca della vita dei suddetti personaggi.

Parlo anche di quelli di Gabriel Estrella, di nuovo incomprensibilmente due (“Lungo il fiume” e “Paloma Hotel”). Di nuovo due storie incomplete, ma peggiori di quelle di Bisanzio perché queste non hanno capo né coda, e in primo non ha nemmeno un senso. Ok lasciare il finale in sospeso, ma qui si lascia in sospeso tutta la storia! Unico pregio: sono molto corti.

Ce n’è uno poi che ho trovato terribile: “Cappuccetto rosso” di Barbara Bertucci. Quando le prime 30 righe di un racconto sono una figura retorica via l’altra senza soluzione di continuità (“Gli oggetti della vecchia cucina trascoloravano dentro un pulviscolo dorato quasi fossero fantasmi immoti del tempo. Maschere funebri nelle loro sembianze ferme, addobbi regali di una quotidianità antica dentro sepolcri di pietra. ” “Guizzavano le fiamme dentro quel nero camino e assomigliavano a grida senza suono che perforavano la vista”. e così via per trenta righe senza interruzione!) mi suona sempre un campanello d’allarme. Le figure retoriche e le locuzioni pseudopoetiche vanno bene anzi benissimo… quando sono una ogni tanto, intervallate da altro! Non se ne può sparare una sequela lunghissima, soprattutto all’inizio di un racconto: su otto pagine -tante ne conta il mio lettore ebook per questo brano- tre di fila hanno tutte il tenore delle righe che ho riportato sopra.

Oltretutto, dopo una pagina di frasi dal gusto discutibile ma quantomeno ben formate, arriva la “formazione a telegramma”: un punto ogni tre parole, stile che può andare benissimo per un singolo periodo al quale si vuole dare particolare enfasi, ma che se esteso alla gran parte del racconto lo rende semplicemente illeggibile. Un esempio: “ Grandi e lucenti. Si allungavano lievemente agli angoli esterni. Aveva ciglia scure e lunghe che scendevano spioventi su iridi pazzesche. Lisergiche. Pupille dilatate a dismisura. Dai riflessi violacei. Erano occhi streganti. Ammaliatori. E il modo che aveva di puntarli addosso aveva qualcosa d’imbarazzante.” Fosse solo questa sequenza, non ci sarebbe niente da dire, il problema è che tutto il racconto è scritto così. Estenuante stop. Singhiozzante stop.

Perchè discriminare le povere virgole, le care vecchie congiunzioni a questo modo, in favore di un uso smodato dei punti?

L’intero racconto è così. L’idea è buona, ma la realizzazione, almeno a mio parere, lascia decisamente a desiderare.

Ho notato inoltre una cosa che potrebbe essere davvero spiacevole. Sul sito di Rosso China, alla pagina relativa ai regolamenti generali dei concorsi (http://www.rossochina.it/concorso/regolamento.html) si dice che i racconti inviati debbano essere inediti. Poiché non ho conservato il bando ed online non si trova quello specifico di questa selezione, non ho la certezza che i racconti per l’antologia Red dovessero esserlo, ma lo sospetto fortemente.

Purtroppo uno dei brani contenuti in questa antologia, “La ragazza col cappello rosso” di Mary Kid compare già sull’antologia Oxè Awards 2012 che è uscita in settembre ed è quindi antecedente all’antologia Red. Il titolo è lo stesso, il contenuto è praticamente identico, ma il nome dell’autore è diverso: negli Oxè è Smallred (la descrizione dell’autrice, in calce ad entrambe le antologie, è quasi identica soprattutto per quanto riguarda la città, l’anno di nascita e gli studi, il che tende ad escludere l’ipotesi del plagio).

Ad esempio l’incipit della versione Red è: “Le stradine di Delft, quelle che dal porto, corrotto all’immaginazione, al colore e allo spazio, conducono all’interno di luoghi più austeri, delineati, geometrici nei quali le tinte dominanti sono il rosso mattone delle case, il verde delle finestre e la cruda quotidianità della gente comune.

Quello degli Oxè Awards invece: “Amava passeggiare per le stradine di Delft, quelle che dal porto, corrotto all’immaginazione, al colore e allo spazio, ti conducevano all’interno di luoghi più austeri, delineati, geometrici nei quali le tinte dominanti sono il rosso mattone delle case, il verde delle finestre e la cruda quotidianità della gente comune.”

E via così: qualche parola cambiata qua e là, qualche frase tolta o aggiunta, il finale più frettoloso (ma con lo stesso identico senso) su Red che sugli Oxè.

Non so se queste piccole differenze siano sufficienti ad affermare legalmente che il racconto comparso su Red sia inedito, ma anche se fosse così non mi pare molto corretto, né onesto, né rispettoso nei confronti non solo di chi acquista le due raccolte, ma anche degli altri autori che hanno partecipato a queste selezioni.

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14 Risposte to “RED OVVERO LA RACCOLTA CHE DOVEVA ESSERE ROSSA”

  1. Redlec (Marco Rossi Lecce 3 febbraio 2013 a 21:38 #

    Il mio nik su Eroxè, è: REDLEC! 🙂

  2. Michele 4 febbraio 2013 a 13:51 #

    non ho ancora letto, ma temo che tu abbia totalmente ragione 🙂

    • RM 6 febbraio 2013 a 00:34 #

      Bello questo commento!

  3. Barbara 4 febbraio 2013 a 18:03 #

    Spiacente non ti sia piaciuto il mio “Cappuccetto Rosso”. Temo che me ne farò una ragione e sopravviverò lo stesso. Con il mio stile per figure retoriche e PUNTI.
    Essendo una precisa scelta che rispecchia molto il mio vissuto non credo l’abbandonerò.
    Anche se tu l’hai trovato “davvero terribile”. Desolata. Non ho pretese universalistiche.
    Saluti e tante care cose.
    Barbara.

  4. Valeria Ferracuti 4 febbraio 2013 a 23:26 #

    Sono felice che tu definisca i racconti presenti nell’antologia “di pregevole fattura”. Sono oltremodo contenta che tu abbia acquistato una copia in digitale della stessa. Grazie!

    Per quanto riguarda il regolamento, è verissimo ciò che dici. Purtroppo – ma così è – è l’autore a dichiarare in fase di iscrizione che il proprio racconto è inedito. E noi siamo obbligati a credergli, non avendo né modo né tempo né possibilità di controllare tutte le antologie uscite per conto di altri nel corso degli anni passati.
    Visto che l’antologia non è ancora ufficialmente uscita, faremo in modo di appurare e verificare ciò che ci viene gentilmente segnalato e far rispettare il regolamento, eliminando gli eventuali racconti già editi come giustamente deve essere.

    Sono ahimé un po’ meno felice della recensione dissacrante e un po’ irriverente nel suo insieme e del fatto che si critichi maggiormente chi abbia scelto i racconti da inserire nel volume – quindi anche me.
    Il bando chiedeva la scrittura di un racconto che avesse come protagonista il rosso. Per quel che mi riguarda, ho selezionato i racconti seguendo due criteri: il primo, che il rosso fosse presente nel racconto e che lo stesso rosso potesse essere rappresentato in uno dei mille significati che a lui si possano associare. Il secondo, che il racconto fosse principalmente di buona trama, ben scritto, senza errori e godibile nel suo insieme.
    I racconti rifiutati mancavano in uno dei due punti (nei casi peggiori, in entrambi).

    Per questo noi di Rosso China pensiamo di essere riusciti nell’intento, perché ciò che ne è uscito è un volume davvero gradevole e ben fatto, con contenuti “di pregevole fattura”, senza finta modestia. Ma io sono ovviamente di parte e il mio giudizio sulla raccolta perciò conta poco davvero.

    Diciannove persone hanno letto e selezionato tutti i racconti in forma anonima e tutti i racconti scelti hanno ricevuto almeno quindici voti positivi. Questo per dire che, come sempre, non tutto può piacere a tutti, ma in questo caso siamo sicuri sia piaciuto (e piace) alla maggioranza delle persone, evvivaddio.

    Detto questo, ne approfitto per ringraziarti dello spazio dedicato, informandoti che RED fra qualche mese sarà in molte librerie italiane, così come le prossime antologie firmate Rosso China e i volumi degli autori che stiamo curando in questo periodo.

    Mi scuso per la lunghezza del commento e ti invito – come ultima cosa – a iscriverti alla Newsletter, se non l’hai già fatto, così da essere informata sulle prossime novità per parlarne nel tuo spazio, che non può che farci comodo e piacere.

  5. tougherthantherest 5 febbraio 2013 a 01:49 #

    Beh, non mi sorprende che Una sottile linea rossa sia noioso…L’omonimo film dell’acclamato Terence Malick è una noia da tagliarsi le vene…forse la sottile linea rossa vuole essere quella della lametta sui polsi.

  6. RM 6 febbraio 2013 a 00:31 #

    Cappuccetto Rosso e’ uno dei miei racconti preferiti!

    Pensavo che un racconto o un libro potesse essere apprezzato anche solo per le emozioni che suscita o la curiosità che insinua nel lettore ed invece in questa recensione mi sembra di capire che tutto debba essere ricondotto a regole di scrittura ben definite: un po’ meno figure retoriche, un po’ più rosso se no e’ fuori tema, meno punteggiatura altrimenti sembra un telegramma… Che noia!

    Tra l’altro trovo di cattivo gusto che a scrivere sia qualcuno che ha partecipato al concorso stesso. Credo sia venuto a mancare un po’ di fair-play letterario.
    Peccato.

    • Xlater 6 febbraio 2013 a 10:54 #

      Quelle che hai scambiato per “regole di scrittura” sono invece i criteri con cui è stato motivato il giudizio. Ogni giudizio è soggettivo; positivo o negativo che sia. Quello che lo rende sempre utile, anche se non lo si condivide, è il fatto che chi esprime un giudizio sia in grado di motivarlo. Dire “mi piace”, “non mi piace”, e fermarsi lì, non serve a nessuno. Non agli autori e tantomeno ai lettori.
      Per questo sarebbe interessante (e ti invito a farlo) che tu provassi a buttar giù una mezza dozzina di righe per spiegare cos’è che rende “Cappuccetto Rosso” uno dei tuoi racconti preferiti.
      Preciso che personalmente non ho letto il racconto, ma ora mi sta venendo una certa curiosità. E’ probabile che lo stesso succeda ad altri che dovessero leggere questo confronto perché è naturale che tra chi dice “bianco” e chi dice “nero” una persona voglia farsi un’idea di testa propria.
      Non so cosa ne pensi Barbara, l’autrice, ma io sarei ben contento di ricevere pubbliche stroncature di un mio racconto se questo servisse ad attirare l’attenzione sullo stesso e possibilmente a portarmi in dote qualche lettore in più. Sono anche convinto che le critiche, quando sono circostanziate e non generiche, aiutino a migliorare anche se non le si trova condivisibili.

      • Calipso la Liberidea 6 febbraio 2013 a 14:35 #

        Non potrei trovarmi più d’accordo, e non ripeterò quello che Xlater ha spiegato così bene. Io non ho letto il racconto e non parlo di quello in particolare, ma della scrittura e della critica letteraria in generale: i gusti sono gusti, ed è indiscutibile, ma se qualcosa è ben scritto o no non dipende dai gusti. Chi parla di uno scritto, nel bene e nel male deve spiegare le ragioi di quello che dice, anche perchè io non trovo nè utile nè interessante da leggere qualcuno che dice “mi piace perchè sì”, “scrivo così perchè sì”, al contrario del post che è scritto bene è dettagliato e competente e non mi sembra proprio, come mi era stato detto, una critica piccata dall’l’invidia per non aver visto vincitore il proprio racconto.
        A me piacciono le critiche intelligenti e costruttive sia perchè io imparo molto da queste, sia perchè mi piace leggere e mi piacciono i confronti ce se ne sviluppano (quand si sviluippano e non si risponde solo “è bello perchè sì”, “scrivo così perchè sì”), non so se sono di routine questo genere di post su questo blog,ma lo seguirò perchè in caso mi interessa molto, soprattutto se scritti così bene.

      • RM 6 febbraio 2013 a 15:36 #

        Sono contento che il mio intervento abbia suscitato la tua curiosità per il racconto e, se ne avrai l’occasione, ti invito a leggerlo e dirmi cosa ne pensi.
        Tuttavia ho dedicato una sola riga a “Cappuccetto Rosso” perchè volevo porre la mia attenzione altrove.

        Volevo porre l’attenzione su una recensione che ho trovato faziosa. Ma è assolutamente un’opinione personale.

        Quando qualcuno comincia scrivendo “premetto che…”, ho sempre paura di quello che verrà dopo.

        Non mi è piaciuto il fatto che a recensire fosse qualcuno che ha partecipato al concorso e questa considerazione prescinde dal giudizio dato dall’autore del post ai vari racconti.

        Per quanto le premesse fossero mirate a scansare ogni sospetto di partigianeria, nella mia testa non hanno fatto altro che alimentare questi dubbi.
        Come posso pensare che sia stata veramente un opinione obiettiva?

        Se è vero che fare critiche costruttive vuol essere un incoraggiamento per gli autori a fare sempre meglio, allora anche la critica ad una recensione dev’essere vista nella stessa ottica.
        Alle stesse critiche non devono essere immuni nemmeno i miei commenti… e così via in una catena infinita, sperando che ci sia sempre qualcuno che possa farci vedere le cose in modo diverso.

  7. ashara314 6 febbraio 2013 a 16:39 #

    Scusate il ritardo ma con un po’ di calma rispondo a tutti

    @Valeria: innanzitutto, sono già iscritta alla Newsletter e questo spazio non è “il mio spazio” ma anche io sono ospite qui. Chiunque volesse può iscriversi e mettere i propri commenti a questo o altri libri e racconti, liberamente. Non devi quindi rivolgerti unicamente a me, ma a tutti gli utenti del forum, quando parli delle iniziative di Rosso China e della possibilità per qualcuno di commentarle. Purtroppo ho comparato parola per parola il racconto “La ragazza dal cappello rosso” con quello, con lo stesso titolo, comparso sugli Oxè Awards 2012 e come dicevo qua sopra, a parte qualche piccola differenza (qualche parola o frase tagliata o aggiunta qua e là, il nome dell’autore diverso) sono lo stesso racconto. Spero che facciate in tempo ad appurare ed eventualmente modificare la raccolta! Non sapevo, ovviamente, da quante persone venissero letti e scelti i racconti, ma mi piacerebbe davvero che almeno una di queste scrivesse, qui, cosa abbia trovato di rosso ad esempio nel racconto di Faber, tanto per citare uno dei per me più belli ma meno in tema della raccolta. Perché io, onestamente, a parte la poltrona del titolo, che poi si rivela addirittura marrone, e una breve citazione del colore delle nappe che stringono i polsi della protagonista, di rosso non ci vedo proprio niente. Come ho già scritto è davvero un bellissimo racconto che rispetta appieno i criteri di buona trama, ben scritti e godibili, ma io non riesco proprio a vederci il rosso dentro. E la stessa cosa vale per una parte non indifferente dei racconti. Per me protagonista vuol dire centrale, non citato di sfuggita nel colore di un abito che se fosse stato verde non sarebbe cambiato nulla nell’economia del racconto, come invece è stato fatto in molti casi. Quanto al dissacrante…se è dissacrante dire di non aver trovato belli 5 racconti su più di 20, allora la prossima volta mi impegnerò di più 😛 Scherzi a parte, per quel che ho imparato in quasi tre decenni di lettura accanita l’abuso di figure retoriche o punteggiatura rende gli scritti pesanti e contorti, e almeno per me illeggibili. Se altre persone invece li hanno trovati gradevoli, o per usare le tue parole di buona trama, ben scritti, senza errori e godibili, questi cinque racconti che per me non lo sono, possono sempre replicare al mio commento in questo forum, raccontando a chi ci segue come e perché li hanno trovati belli: nessuno qui ha pretese assolutistiche (né potere di stroncare carriere, fortunatamente), qui si esprimono solo pareri personali, e sarebbe bello iniziare un confronto, magari partendo proprio da qui. Spero che sia chiaro che non ho scritto quello che ho scritto perché mi diverto a criticare la gente, tanto più che non ho proprio nessun interesse né nel farvi fare una figuraccia né nel farvi incazzare, dato che ho intenzione di partecipare a tutti i prossimi vostri concorsi per i quali riuscirò a produrre qualcosa di adatto… Ho semplicemente scritto quello che ho pensato nel leggere la raccolta. Ti ringrazio comunque di aver trovato il tempo e la voglia di rispondere!

    @RM Partiamo dal fair play: che tu ci creda o no, ho smesso i panni della scrittrice in relazione a questa raccolta nel momento in cui il mio racconto è stato rifiutato, per vestire quelli della lettrice curiosa. Credo che sia normale che tu o altre persone pensiate che dietro questo commento non ci possa essere una valutazione onesta e serena di ciò che ho letto. Spero che la verificabilità, carta alla mano, delle mie affermazioni, possa essere sufficiente a far cambiare idea a chi la pensa così, io da parte mia non posso che assicurare che non c’è alcuna acredine nei confronti dei selezionatori o degli autori selezionati. Come puoi pensare che sia stata veramente un opinione obiettiva? Bè non puoi farlo a prescindere, puoi solo leggere i racconti e vedere se le motivazioni per cui ho detto “è bello”, “è brutto”, “è rosso”, “non è rosso” reggono. Io posso solo dire che non sarebbe stato onesto da parte mia scrivere una critica senza dire prima che anche io avevo partecipato alla selezione. Avrei potuto farlo, ma a che pro? Non sarei stata onesta se avessi scritto, “piccata dall’invidia” come pare qualcuno insinui, che tutti i racconti compresi nella raccolta facciano schifo. Ho invece scritto che la stragrande maggioranza dei racconti sono molto belli e ben scritti, perché è quello che penso, indipendentemente da quello che è successo al mio. È fazioso questo? E ho scritto che ce ne sono una minima parte (5 racconti, 3 autori, su un totale di più di 20) che non mi piacciono, motivando il perché. Chiunque può verificare, racconti alla mano, se scrivo o meno scemenze dettate dall’invidia. “Ci sono troppe figure retoriche” o “il racconto non ha una trama” o “in questo racconto non si parla del rosso” sono affermazioni verificabili da chiunque, ed essendo questo un forum e non la pagina di un giornale, sei libero, anzi meglio ancora sei invitato a contestare questo mio commento parola per parola, motivando di volta in volta la contestazione. Lo stesso vale per quanto riguarda le “ferree regole letterarie” del post precedente: in realtà, almeno per me, ce n’è una sola, che è il troppo stroppia. In Cappuccetto Rosso ho trovato quelli che per me (ma per qualcun altro può non essere così) sono troppi punti e troppe figure retoriche, e questo non dipende da quanti racconti ho mandato a questa selezione. Ti invito quindi anche in questo caso, come hanno fatto Xlater e Calipso prima di me, a scrivere qui, motivando, perché a te sia piaciuto. Così poi se ne può parlare come si deve. Infine, magari per te sarà noioso che qualcuno pretenda che se chi cura una raccolta dichiara un certo tema, i racconti contenuti nella raccolta rispettino quel tema, ma poi non lamentarti se in pizzeria ordini una pizza al prosciutto e ti arriva una vegetariana! E che la pizza sia al prosciutto o vegetariana, sei in grado di capirlo anche se il giorno prima hai litigato col pizzaiolo…

  8. Livin Derevel 7 febbraio 2013 a 17:15 #

    *Arriva tardi*
    Non sapevo di questa recensione, l’ho trovata per puro caso. Io sono solo un’autrice a tempo perso e non me la sento di partecipare a dibattiti più o meno legittimi, so che il lavoro di recensore è pieno di equilibri che a volte si scontrano con quelli altrui, perciò non ficco il naso e faccio la brava.
    L’unica cosa che voglio dire è che ti ringrazio per le righe che hai dedicato al mio racconto, ne sono stata lusingatissima, mi hanno fatto gongolare entusiasta come una bambina. Sono felice di aver scritto qualcosa degno di essere apprezzato, quindi…
    Grazie mille! :3

  9. ermione 7 febbraio 2013 a 17:15 #

    ERMIONE
    quelli erano i pensieri autentici di una bambina e quella bambina ero io:)
    che vuoi farci, c’è chi matura in fretta 🙂

    • ashara314 7 febbraio 2013 a 17:29 #

      Bè allora non mi resta che farti i complimenti per la tua precocissima capacità analitica!

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