Quando l’uomo va in calore

16 Gen

johncrossAshara: “John Cross, il giorno più lungo” – Damster Edizioni

L’escamotage è consueto. Si prende la normale (e spesso poco interessante) realtà di tutti i giorni e vi si inserisce una, una sola, variabile impazzita, un qualcosa di irrealistico, di assurdo, di impossibile, di magico, per poi mettersi comodi e vedere cosa ne viene fuori. Da questa specie di gioco possono scaturire non solo interessanti spunti narrativi, ma anche preziose occasioni per osservare le cose solite da punti di vista insoliti.

Cosa succederebbe se un uomo per un giorno andasse in calore? Questo è, in sintesi, lo spunto di questo romanzo breve di Ashara.

John Cross, un single più o meno trentenne, si sveglia nel suo letto, così come tutte le mattine, ma in una condizione particolare. Ha un gran mal di testa, ha ricordi confusi su quanto gli sia successo la sera prima, e soprattutto è pervaso da una irrefrenabile voglia di sesso. Immagini erotiche gli infestano i pensieri: tette, culi, fiche e tutto quello che ci si può fare.
Si masturba una volta, una seconda subito dopo. Ma non basta, continua ad essere intossicato di libidine, continua a immaginare situazioni erotiche sfrenate, e in questo stato si prepara, si veste, esce di casa, e affronta quella che sarebbe stata altrimenti una normalissima giornata di lavoro.

Come si vede, un ottimo spunto per un pezzo di letteratura erotica. Ci sono molti momenti caldi di erotismo esplicito, sommando le continue fantasie ossessive del protagonista agli episodi di sesso realmente da lui vissuti. Nella sua incapacità di resistere alle pulsioni della libido il protagonista si ritrova infatti spinto a pesanti avances, se non direttamente a passare ai fatti, nei confronti delle varie donne che incontra durante il giorno, che comunque sembrano tutt’altro che dispiaciute da questa sua esuberanza.

Le scene sono descritte in modo molto vivido e dettagliato, diretto, senza veli, ma anche con eleganza e senza “pesantezze”. Si apprezza moltissimo la disinvoltura con cui l’autrice assume il punto di vista del protagonista: è raro trovare una donna che sappia descrivere così efficacemente i pensieri, le emozioni, le sensazioni, di un uomo in un momento erotico.

Ma Ashara non si limita a questo. Il romanzo, sia pur con estrema discrezione, offre anche qualche spunto di riflessione sulla mascolinità, non privo di elementi originali e interessanti. John Cross, prima di questa giornata fatale, è un soggetto molto razionale, preciso, ordinato, controllato. Non un asceta, ma comunque un uomo molto restio a lasciarsi andare. In sintesi, un represso.
Il testo suggerisce che questa giornata particolare, questa circostanza occasionale che gli ha permesso, una tantum, di abbassare le difese, di sciogliere i vincoli, di liberarsi, si rivela, per la sua vita e per i suoi equilibri, estremamente benefica.

Non è un messaggio così banale e scontato. Non è la trita retorica del “va’ dove ti porta il cuore“. Parliamo di istinti, più che di emozioni. Siamo in presenza, semmai, di un molto più problematico “va’ dove ti porta il cazzo“.

Gli istinti maschili, in particolare quelli sessuali, godono di pessima stampa sicuramente da decenni, probabilmente anche da secoli. Gli uomini sono culturalmente condannati alla repressione dei propri istinti, ed è circostanza che ha prodotto più danni che benefici. In questo romanzo c’è un tentativo per sdoganarli. Anche se parliamo proprio di quegli istinti lì, quelli brutti sporchi e cattivi, quelli che spingono un uomo a vedere nella donna soprattutto una preda, un oggetto di sfogo sessuale. Quelli che spingono all’approccio pesante, alla mano addosso, al prendere senza chiedere. Quelli per cui, secondo alcuni pareri, ogni uomo è uno stupratore potenziale, con tanto di automatica presunzione di colpevolezza.

Per tutta questa giornata campale raccontata nel testo, John è sempre sull’orlo di comportamenti socialmente inaccettabili, o comunque gravidi di conseguenze negative. Rischia seriamente di rovinarsi i rapporti, di perdere il lavoro. Per fortuna, alla fine della giornata, non ne ha combinate di irreparabili, e può archiviare l’esperienza come positiva, istruttiva, oltre che estremamente piacevole e divertente.
Fuori dalla finzione narrativa non troverei così auspicabile che agli uomini capiti di trovarsi in quello stato, neppure di tanto in tanto. Molto meglio costruire degli ambienti protetti entro i quali scatenare la bestia, possibilmente con partner conscie di ciò che sta succedendo.

Ma il messaggio in generale resta valido. L’uomo deve tornare ad entrare in contatto con i propri istinti profondi: conoscerli, accettarli, viverli, farli propri, e solo così imparare a controllarli e a farne una propria forza interiore. Non disconoscerli e reprimerli.

D’altra parte, al netto di un universo di piccole e grandi differenze e sfumature, il discorso vale anche per le donne.

Per leggere i racconti di Ashara potete visitare il suo sito web.

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2 Risposte to “Quando l’uomo va in calore”

  1. ashara314 21 gennaio 2013 a 21:32 #

    Grazie mille del commento! L’ho trovato preciso e puntuale. “Và dove ti porta il cazzo” mi ha fatto morire…
    Ho solo una critica da muovere alla critica: immagino che probabilmente non fosse tua intenzione, ma per come è scritto il paragrafo ” In questo romanzo c’è un tentativo per sdoganarli. Anche se parliamo […] automatica presunzione di colpevolezza.” sembra quasi che tu intenda che io voglia sdoganare plapeggiamenti non richiesti et similia, cosa che non è affatto vera ovviamente 😉

  2. ashara314 21 gennaio 2013 a 21:33 #

    PS: per chi non mi conoscesse, trovate la quasi totalità dei miei scritti sul mio sito https://sites.google.com/site/raccontidiashara/

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