Anni Confusi, Uomini No

15 Nov
Marco Rossi Lecce “Gli Anni Confusi” – Damster Edizioni

Credo che l’aspetto più interessante e prezioso di questo bel romanzo storico/erotico (possiamo ormai considerare i movimentati anni ’70 come un pezzo di storia) riguardi la figura del protagonista, sicuramente pregna di riferimenti autobiografici.
Il Marco del romanzo è un uomo che riesce a vivere la propria mascolinità fallica in modo libero, aperto, sincero, diretto, come raramente capita di vedere negli uomini reali, ancor meno nei protagonisti e co-protagonisti nell’ambito della letteratura erotica contemporanea dominata da penne femminili.
Il contesto socio-culturale in cui Marco e i fatti del romanzo si muovono contribuisce ad evidenziare questo aspetto. Marco è un giovane di sinistra, professore di materie umanistiche, frequenta donne che fanno parte di collettivi femministi, frequenta anche circoli culturali maschili dove la tendenza all’omosessualità è fortemente maggioritaria. Non si perde una manifestazione di piazza e assiste da vicinissimo a tutte le violente scaramucce, spesso con esiti tragici, tra manifestanti e celerini. E’ persona di livello culturale molto elevato, che aggiunge ai titoli accademici una spiccata sensibilità per le arti figurative, e possiede una collezione di quadri da fare invidia a un museo d’arte moderna. Tra gli amici è noto come Il Marchesino, che oltre al gioco di parole col nome, denota quanto egli sia visto come persona di una certa raffinatezza.

Eppure Marco, in ogni momento della sua storia in cui lo accompagnamo attraverso le pagine del libro, è uno spietato mandrillo. Un uomo di quelli che, secondo il trito luogo comune, frequentemente e spudoratamente pensa con l’uccello, senza che ciò gli provochi il minimo imbarazzo o senso di colpa. Non gli capita mai di incontrare un essere di sesso femminile senza guardare il culo e le tette, senza immaginarsi come sarebbe portarselo a letto. E se l’immaginazione risponde in modo positivo, Marco ci prova. Non importa se dall’altra parte si trova davanti due compagne femministe del collettivo “Il Cerchio Spezzato” di Trento (“le più scassacazzi d’Italia“). Non importa se davanti ha una sua ex allieva di colore, ancora minorenne e quasi illibata. Non importa nemmeno se l’interlocutrice è una cara amica della moglie Musa, che nelle intenzioni era andata a parlargli per rimproverarlo per le sue ripetute infedeltà. Marco ci prova con tutte e alla fine se le scopa tutte. Non gliene scappa una! Particolare che potrebbe sembrare persino forzato o inverosimile se non fosse che le cose vanno effettivamente così. Che le donne, anche le più femministe scassacazzi, alla fine hanno un debole per gli uomini che, come Marco, riescono ad essere così liberamente, così solarmente, così poco confusamente maschi.

Ma questa sua iperattività mandrillesca non gli impedisce affatto, tutt’altro, di cullare nel cuore un tenerissimo e intensissimo sentimento di amore per la protagonista femminile del romanzo, Musa, che per molti aspetti è l’adeguata controparte femminile di Marco (e ci siamo capiti). Il loro rapporto, così come è tipico per gli amori più veri e più intensi, è una guerra continua, un vulcano ribollente di passione irrefrenabile e di litigi al calor bianco, di attrazione irresistibile e velenose separazioni. Gelosie, tradimenti, ripicche, riavvicinamenti, crisi, tragedie, sofferenze, sbornie “per dimenticare”. Non manca nemmeno, in lui quanto in lei, una componente di perversa e dolorosa eccitazione, nello scoprire i dettagli più scabrosi dei tradimenti dell’altro. Ognuno giustifica con se stesso le proprie scappatelle come giusta vendetta per analaghi sgarbi subiti dalla controparte, ma non riescono mai ad essere convincenti. Certi comportamenti “liberi” sono, per lui quanto per lei, una manifestazione irrinunciabile della propria natura, che non fa venir meno di un grammo l’amore che li unisce. Ma non voglio nemmeno sostenere che avrebbero dovuto imparare a tollerare con indifferenza le reciproche scappatelle, perché in fondo quella dose di rancorosa gelosia diventa un potente combustibile della passione che li anima l’una verso l’altro.

Se dopo più di 30 anni Marco scrive un romanzo per raccontare la sua storia d’amore con Musa, significa che sotto c’è stato un grande intenso sentimento, di quelli che non si dimenticano mai, di quelli che segnano una vita. E’ vero che poi nel romanzo in questione Marco si tromba tutte le altre e Musa quasi mai, ma questo è solo un dettaglio. O no?

Gradevole, sullo sfondo, la rievocazione delle atmosfere e delle situazioni tipiche di quegli anni, compresi puntuali riferimenti a fatti di cronaca reale. E’ un effetto non troppo diverso dal risentire in radio pezzi “d’annata”. Molto più difficile pretendere di stabilire un legame di causa-effetto tra i comportamenti intimi dei protagonisti e le influenze culturali del periodo. Anzi, il romanzo sembra essere a sostegno proprio della tesi opposta. Come già sopra accennato, Marco è quello che è, e fa quello che fa, malgrado gli influssi culturali del periodo. Così come è emblematico che il romanzo si apra con la pretesa delle donne del Collettivo Femminista di rinunciare per sempre al “sesso penetrativo” coi propri partner. Marco commenta “Durerà per un paio di giorni, poi torneranno più affamate di prima“; previsione azzeccatissima, e comunque il protagonista trova il modo di non farsi mancare nulla anche per quel paio di giorni. La cultura può legittimamente sfidare la natura, ma entro certi limiti.

Va però riconosciuto che Marco e gli altri personaggi (quasi tutti) hanno la fortuna di vivere in quel contesto da uomini e donne già formati e maturi. Sulle generazioni successive quella fase culturale un’influenza l’ha portata, e purtroppo, per molti aspetti, in senso del tutto opposto a quello della presunta e pretesa liberazione sessuale. Se fosse stato pubblicato in quegli stessi anni, o negli anni immediatamente successivi, un libro del genere sarebbe stato messo al rogo, come maschilista, sciovinista, fallocratico e fascista. Vita difficile ebbe anche un altro testo, con atmosfere e ambientazione non troppo dissimili, come Porci con le Ali (citato nel testo, con una certa freddezza) sebbene i protagonisti di quest’ultimo, più giovani di Marco e Musa, già mostrassero qualche preoccupante sintomo della repressione in atto.

Invece oggi, per fortuna, l’autore può pubblicare il romanzo e ricevere la giusta dose di meritati applausi da lettori e lettrici. Oggi, sulle barricate, a sventolare il vessillo di una malintesa parità, sono rimaste la Mussolini, la Santanché, la Carfagna. Qualcosa vorrà pur dire.

Annunci

3 Risposte to “Anni Confusi, Uomini No”

  1. marco rossi lecce 15 novembre 2010 a 16:56 #

    Sono veramente commosso! Grazie mille per la bellissima e indovinata recensione. Spero allora alla prossima!
    Un abbraccio
    Marco (Redlec)

  2. kristalia 25 novembre 2010 a 16:25 #

    Da leggere! Avete stimolato la mia curiosità… e non è facile.
    KK

    • marco rossi lecce 25 novembre 2010 a 17:26 #

      Se vai su GLI ANNI CONFUSI su fb, troverai foto e notizie e altre recensioni!!!
      Ciao
      Marco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: