L’ultima divinità

10 Nov

di Jihan&Xlater

 

«Quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro.» F. Nietzsche

“Il Tuono – Mente Perfetta” è un poema in lingua copta (ma probabilmente tradotta da un originale greco) che fa parte dei testi gnostici ritrovati a Nag Hammadi nel 1945, risalenti ai primissimi secoli dopo Cristo. Versioni del testo in italiano sono facilmente reperibili in rete (ad esempio, qui).  E’ stato a lungo una specie di manifesto della schiavitù sessuale (quella consenziente, ovvio): non c’è una ‘schiava’ che non abbia ceduto alla tentazione di stralciarne brani che si ritrovano in decine di blog.

Non si può negare che ne “Il Tuono – Mente perfetta” possa essere ritrovato un archetipo del femminile: la Dea o meglio l’idea della donna che da Inanna, (sumera, o Ishstar, babilonese, o Isis, egizia, o Aphrodite, greca, o Venere, romana) passa per Hera (moglie di Zeus e sua sorella maggiore), per le Baccanti, per Eva, per le geishe e arriva fino a Marilyn Monroe e perfino a ‘Malafemmina’. E sono archetipici anche tutti i luoghi comuni sulle donne: dicono no quando è sì, sono menzognere, mobili,  inconoscibili, sono ingannevoli, subdole, fedifraghe; sembrano direttamente derivati dai paradossi de Il tuono – Mente perfetta.

Le (i-)dee erano potenti, matriarcali, capricciose, audaci, fascinose, affabulatrici, seduttive, esplicite, ingannatrici, oscure e incontrollabili. Libere di esprimere l’intera gamma delle pulsioni, dei desideri e delle emozioni umane. L’uomo che ne veniva attratto rischiava seriamente di esserne soggiogato e perduto.

La potenza dei miti femminili perde consistenza fino a scomparire con l’avvento delle grandi religioni monoteiste, per le quali la donna non partecipa del divino ma ne costituisce anzi la minaccia, essendo portatrice della tentazione, alleata del demone. A causa di quest’esclusione, per riavere un posto nella società, le donne devono farsi sante, rispettabili, asessuate, coprirsi col velo, tornare al loro ruolo essenziale di madri (l’unico aspetto della femminilità riconosciuto nel divino è la maternità e l’unica che ne partecipa è la madonna che son fosse stata la madre del cristo, sarebbe restata solo una bambina povera data in sposa a un uomo adulto). Quelle che non lo fanno sono ‘puttane’, ma sono queste ultime ad essere cercate, desiderate, ad esercitare attrattiva. Il dualismo santa/puttana resiste perfino dopo la rivoluzione sessuale, anche quando le donne hanno riconquistato potere e si sono appropriate di una sessualità libera e gioiosa. Perché la sessualità libera e gioiosa manca della qualità yin. E’ priva del demonico, dell’abissale, del fascinoso. Diremmo anche del magico, dell’oscuro, del notturno. Del proibito. E quindi non eccita, non sconvolge, non mette il fuoco nelle vene. La sessualità libera e gioiosa annoia.

Gli uomini non si eccitano più di tanto di fronte ad una donna dalla sessualità libera e gioiosa. Quella è una donna che non perde se stessa e non si perde in nessun abisso. E’ l’Io che continua a menare le danze. Gli uomini (e le donne) si eccitano davanti alla troia che viene posseduta dal demone del sesso in barba al proprio Io, e si trova a fare o a subire cose cui il proprio Io si ribellerebbe, almeno in parte. Quella che non fa cose “buone e giuste”, ma “sporche e cattive”.

E’ per questo che il matrimonio è quasi sempre la tomba del sesso entusiasmante. E’ difficilissimo che una coppia sociale si conceda pienamente a Eros perché la donna, rinchiusa nel ruolo rassicurante di moglie e di madre, perde l’accesso all’archetipo, all’espressione del proprio desiderio, all’indecenza. Nessun marito riesce a pensare alla madre dei propri figli come a una femmina in calore senza vacillare; nessuna moglie riesce a esprimere liberamente al coniuge le proprie fantasie senza temerne il giudizio.

L’archetipo della troia è potentissimo e attraversa tutta la storia dell’eros e dei rapporti tra maschile e femminile; è inalienabile. L’i-Dea di una donna-fuoco, tentacolare, che con la sua potenza devastatrice porta se stessa e l’uomo alla perdizione, ha una portata e una potenza evocativa che sembrano granitiche. La donna dell’archetipo non è la prostituta, la mercenaria: è la femmina che sa inabissarsi e cercare e dare piacere.

Se la troia è l’ultima dea sopravvissuta, la spiccata bipolarità che contraddistingue la natura femminile del divino è dovuta al conflitto che si genera davanti alla lacerazione dell’Io. L’esperienza erotica intensa è sempre una fonte di contrasti, di lacerazioni con l’Io; si nutre di tensione, di desiderio, di eccitazione. Prima dell’orgasmo sei nel fuoco perché il sesso non è paradisiaco, è infernale e terreno. Non si raggiunge mai una decente intensità erotica finché si fa qualcosa che il nostro Io, la nostra componente cosciente, razionale, solare, giudica cosa buona e giusta.

Ma la rottura dell’Io non è una cosina banale. Il teatrino delle reticenze e delle ritrosie che molte donne mettono in atto davanti alla caduta dell’ultimo baluardo di rispettabilità non è solo una bigotta messa in scena per salvaguardare l’onorabilità pubblica. A volte colei che dice “No… ti prego… non voglio” prima di cedere alle tentazioni, non sta fingendo; a volte è davvero la testimonianza delle ultime inutili resistenze dell’Io prima di lasciarsi possedere dal demone (ciò non giustifica alcun atto di violenza). E deve esserci qualche aspetto che sconvolge l’Io, lo rinnega, lo rompe, qualcosa di demonico, di abissale. Sentirsi, o sentirsi dire, “sei una donna dalla sessualità libera e gioiosa” non sconvolge l’Io. Sentirsi, o sentirsi dire, “lurida troia”, sì; essere presa a frustate, sì.

La troia è l’archetipo che s’incarna in quelle donne che scelgono di fare dono di sé, di non redimersi. Possono essere più o meno masochiste, sottomettersi o dominare, godere più o meno dell’umiliazione, sono donne che hanno il coraggio di affacciarsi sull’orlo dell’abisso e di caderci dentro.

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8 Risposte to “L’ultima divinità”

  1. massimolegnani 11 novembre 2010 a 09:52 #

    complimenti per la chiarezza espositiva e per l’acume delle argomentazioni che offrono nuova luce all’eros e insperate prospettive di abissi e vette alla coppia capace di vivere nel concreto questi concetti. Dico coppia perchè se è la donna che incarna l’archetipo della troia è l’uomo, il suo, che deve saperla riconoscere, comprendere, ammaestrare. ml

    • Jihan 11 novembre 2010 a 15:29 #

      toh il legnani! primaditutto stai fermo qui: sia mai che mi faccio sfuggire l’autore più sensuale del web. non esci da qui senza avermi concesso almeno un’intervista 🙂

      voglio traquillizzarti. non c’era alcuna intenzione di sminuire il ruolo maschile e poi anche se avessi voluto ti sembra possibile con Xlater alle calcagna? 😉

  2. kristalia 14 novembre 2010 a 11:40 #

    Si parla di me? :-))
    Scherzo, ma è’ il mio tema ricorrente, per cui condivido il concetto.

    Solo una differenza: per me troia non equivale a puttana, che preferisco di gran lunga perché troia per me rappresenta l’inganno e può indifferentemente essere uomo o donna, anzi, all’uomo spesso riesce meglio.
    Se lui/lei mi chiama troia insorgo, se mi chiama puttana ci ha preso.
    Però a che servono le parole? A volte suonano ridondanti, perché la verbalizzazione rischia di rallentare il ‘viaggio verso l’estasi’ quell’andare oltre o fuori – ex-stasis/stare fuori – in senso quasi mistico, preludio alla ‘petite mort’, che certamente richiede un’affinità totale e una capacità di abbandonarsi completamente. Perché è vero che c’è orgasmo e orgasmo, piacere e piacere… e non tutti i vertici sono estatici, almeno per me.

    Bel post, complimenti agli autori e una strizzatina d’occhio a Xlater.
    Kris

    • Xlater 14 novembre 2010 a 17:08 #

      Ciao Kris! 🙂

      Credo anche io che non bisogna dar troppo retta ai nomi e alle parole (che sono “flatus voci”, e nient’altro). Il dualismo sta tra colei che “cede” in modo utilitaristico, per un fine specifico, e colei che “cede” perché la volontà cosciente, che tenderebbe a opporsi, è sopraffatta da pulsioni irrefrenabili.

      Ma questa, come tutte le divisioni schematiche utili per ragionare, è una semplificazione. Spessissimo nella realtà le due facce della medaglia si presentano intrecciate in modo complesso.

  3. Faber 14 novembre 2010 a 18:47 #

    Toc toc….
    😉
    Permesso???

    Mi sono perso tutto, a parte gli abbracci di Vittorio scoperti con emozione per caso,sul suo nuovo sito (bellissimo) stamani. Fratelli sì, ma di quelli che si scelgono, mica solo capitano in sorte e magari anche così sarebbe già perfetto, noi esageriamo 🙂
    Erano sei mesi che camminavo sul filo tra ildiquaeildila, con mille angosce e paranoie. Ho fatto un piccolo salto di là, qualche minuto, solo per verificare che non esiste alcun dio al di à dell’Uomo, e sono tornato. Ho verificato,sono 15 giorni ormai: dal mio cervello hanno tolto solo il male e lasciato tutto funzionante (anche nel corpo), perlomeno “quanto” prima.
    Ho una convalescenza lunga con ogni abuso di sforzi al monitor bandito, il che vi salva temo da sproloqui miei per ora.

    All’epoca dei primi tentativi di dare vita a Consessoaperto (marzo 2009) noi cinque della tavolaccia modenese avevamo un accesso e una pass: io mi sono perso tutto !!!!
    Aiuto !

    Un grande abbraccio e stacco se no mi cazziano i dottori: non so se sia stata J. o X.a decidere di far fare il grande balzo al nostro sogno comune. Di certo è uno dei più bei regali che chiunque dei due abbia deciso il la finale (entrambi ???) potesse farmi trovare al mio ritorno alla vita serena e alle mie, nostre, passioni.

    Ridatemi le chiavi ora, o ditemi dove le ho seminate io, qui fuori piove e la notte è scura e senza cibo e piaceri corporali io non vivo….
    Un bacio a entrambi, X&J.

    Faber (con una cicatrice in zucca degna del Frankentein Junior di un Brooks in vena assai creativa…)

    • Jihan 15 novembre 2010 a 11:20 #

      Ciao bel muso
      non ti sei perso proprio nulla, ché siamo ancora alle prove tecniche di trasmissione.
      Ho esitato solo un po’ e tu ci hai trovato da solo. Vedi che miracoli riesci a fare?
      L’AD ti sta già facendo la copia delle chiavi, vero AD? (Il merito di questa ouverture è di Xlater, almeno dal punto di vista strettamente pratico, si sa che lo smanettatore è lui).
      Quella cicatrice aumenta solo il tuo fascino…

    • Xlater 15 novembre 2010 a 11:22 #

      Ciao Faber, e bentornato tra noi… in tutti i sensi! 🙂
      Sono davvero commosso nel riabbracciarti, anche a nome di altri amici e amiche con cui nelle settimane scorse ci siamo scambiati notizie su di te, prima preoccupati, ora finalmente sollevati. Tra l’altro, vecchio mio, scrivi meglio di prima, e già da queste poche righe si nota. Aspettati un effetto analogo anche sull’altra… penna! Generalmente giova anche da quel punto di vista rimuovere eccessi nocivi di materia grigia. 😉

      Siamo partiti in modo meno ambizioso su wordpress.com, ossia con una piattaforma gratuita. Una scelta che impone qualche rigidità in più, ma limitare i gradi di libertà semplifica la gestione del tutto e costringe tutti noi a concentrarci sulla sostanza, ossia sui contenuti. Nessuno ci vieta di tornare ambiziosi, un domani, ma intanto proviamo a decollare.

      Quanto prima sarai abilitato all’accesso e ti darò tutte le info in proposito per mail!

      • faber 15 novembre 2010 a 16:31 #

        Vediamo se ho capito e ce l’ho fatta…
        😉

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